Negli ultimi trenta anni, in
Italia, è cresciuta una società civile attiva e autonoma. Secondo alcuni
studiosi una classe media critica e ‘riflessiva’ è la chiave di volta di questa
società civile (Ulrich Beck). Ora, la domanda è in che misura questa società
civile ha coinvolto gli altri ceti sociali? La questione è complessa e di certo
non tocca a me sciogliere i nodi. Sicuramente il tessuto sociale ha messo in
discussione la concezione familistica dell’interesse privato legato al benessere
materiale e ristretto nell’ambito della famiglia nucleare. Per l’esattezza la
definizione di società civile comprende la variante incivile, si tratta di
diverse forme di associazionionismo che agiscono in senso opposto. Nonostante
ciò i valori messi in campo dai nuovi movimenti rispecchiano una società
democratica, diffondono il potere, anziché concentrarlo in una lobby. Inoltre, stimolano
il dibattito invece dell’obbedienza e incoraggiano la solidarietà, anziché i
rapporti di subordinazione. Nel paese degli arabeschi, dove meno capisci e più
sei un cittadino/a modello, puoi trovare di tutto, pure associazioni di
volontariato frequentate da persone che guerreggiano per il potere.
In ogni modo, l’associazionismo
basato su interessi specifici, per esempio i movimenti a favore della tutela e
della sostenibilità ambientale, attirano individui che condividono le stesse
tematiche. Per questo motivo credo che non siano ideologici, il che li rende
poco strumentalizzabili dalla politica. È vero la società civile non è composta
da famiglie, ma da individui e che nel nostro paese l’attivismo sta cambiando
la mentalità della gente. Ma è anche vero che negli ultimi anni il privato è
diventato la roccaforte della famiglia nuclearizzata. In realtà si tratta di un
privato-spettacolo strano. È strano perché imposto. Allora, una pensa sia una
difesa. Infatti, non di rado la chiusura sfocia in atteggiamenti predatori nei
confronti del mondo esterno. La famiglia nucleare si chiude di fronte alla
‘minaccia’ di realtà responsabilizzanti che trascendono i legami di sangue e i
rapporti amicali. La società civile non è immune da attacchi, al suo interno
possono annidarsi forme di familismo e di clientelismo, nonché odiose
connivenze con la criminalità organizzata, cioè la mafia. Nelle alte sfere
quelli che prima erano dediti alla concentrazione monopolistica del potere,
all’evasione fiscale, alla corruzione hanno ritenuto opportuno serrare i ranghi
a fronte di numerose richieste dal basso.
Forse, è così. Chi cerca trova e
chi cammina inciampa, dice mia nonna. E mi sa che a cercare si trova davvero il
bando della matassa. Non era un caso se sentivo una spina conficcata nel fianco.
Io che me ne frego altamente delle scaramucce, sono vissuta per molti anni nel
paese dei feudi, dei ducetti versione domestica, del potere inteso come mero
abuso. Ecco, perchè sentivo un lieve fastidio. ‘My darling, questo è il paese
dei cavalli vincenti, sei o non sei un cavallo vincente?. Ma sì, la gente vota
il politico che gli conviene. Neanche fossero spartani, addestrano la prole alla
lotta. In palio c’è il premio/assicurazione/risarcimento fallimenti personali.
Sei cresciuta in un paese dove il dibattito se non è banale è ideologico. Mi
dici quando è che hanno messo a repentaglio se stessi per capire?’. ‘Una o due
volte in quattro anni’. ‘Ah!’
È chiaro, preferiscono assimilare
l’altro, tarano il confronto su un denominatore comune. Sei cresciuta in un
paese in cui molti si illudono di stare al centro, l'ambìto centro, e invece stanno all’angolo, poichè l'angolo è un luogo deresponsabilizzante. Siccome gli angoli sono tutti affollati, il centro o i centri sono liberi. È ora che li viviamo, altrimenti lo farà qualcun altro.
Manuela Grillo Spina.

