domenica 23 novembre 2014

Molti centri. Molti angoli agghindati da centro.

Negli ultimi trenta anni, in Italia, è cresciuta una società civile attiva e autonoma. Secondo alcuni studiosi una classe media critica e ‘riflessiva’ è la chiave di volta di questa società civile (Ulrich Beck). Ora, la domanda è in che misura questa società civile ha coinvolto gli altri ceti sociali? La questione è complessa e di certo non tocca a me sciogliere i nodi. Sicuramente il tessuto sociale ha messo in discussione la concezione familistica dell’interesse privato legato al benessere materiale e ristretto nell’ambito della famiglia nucleare. Per l’esattezza la definizione di società civile comprende la variante incivile, si tratta di diverse forme di associazionionismo che agiscono in senso opposto. Nonostante ciò i valori messi in campo dai nuovi movimenti rispecchiano una società democratica, diffondono il potere, anziché concentrarlo in una lobby. Inoltre, stimolano il dibattito invece dell’obbedienza e incoraggiano la solidarietà, anziché i rapporti di subordinazione. Nel paese degli arabeschi, dove meno capisci e più sei un cittadino/a modello, puoi trovare di tutto, pure associazioni di volontariato frequentate da persone che guerreggiano per il potere.
In ogni modo, l’associazionismo basato su interessi specifici, per esempio i movimenti a favore della tutela e della sostenibilità ambientale, attirano individui che condividono le stesse tematiche. Per questo motivo credo che non siano ideologici, il che li rende poco strumentalizzabili dalla politica. È vero la società civile non è composta da famiglie, ma da individui e che nel nostro paese l’attivismo sta cambiando la mentalità della gente. Ma è anche vero che negli ultimi anni il privato è diventato la roccaforte della famiglia nuclearizzata. In realtà si tratta di un privato-spettacolo strano. È strano perché imposto. Allora, una pensa sia una difesa. Infatti, non di rado la chiusura sfocia in atteggiamenti predatori nei confronti del mondo esterno. La famiglia nucleare si chiude di fronte alla ‘minaccia’ di realtà responsabilizzanti che trascendono i legami di sangue e i rapporti amicali. La società civile non è immune da attacchi, al suo interno possono annidarsi forme di familismo e di clientelismo, nonché odiose connivenze con la criminalità organizzata, cioè la mafia. Nelle alte sfere quelli che prima erano dediti alla concentrazione monopolistica del potere, all’evasione fiscale, alla corruzione hanno ritenuto opportuno serrare i ranghi a fronte di numerose richieste dal basso.
Forse, è così. Chi cerca trova e chi cammina inciampa, dice mia nonna. E mi sa che a cercare si trova davvero il bando della matassa. Non era un caso se sentivo una spina conficcata nel fianco. Io che me ne frego altamente delle scaramucce, sono vissuta per molti anni nel paese dei feudi, dei ducetti versione domestica, del potere inteso come mero abuso. Ecco, perchè sentivo un lieve fastidio. ‘My darling, questo è il paese dei cavalli vincenti, sei o non sei un cavallo vincente?. Ma sì, la gente vota il politico che gli conviene. Neanche fossero spartani, addestrano la prole alla lotta. In palio c’è il premio/assicurazione/risarcimento fallimenti personali. Sei cresciuta in un paese dove il dibattito se non è banale è ideologico. Mi dici quando è che hanno messo a repentaglio se stessi per capire?’. ‘Una o due volte in quattro anni’. ‘Ah!’

È chiaro, preferiscono assimilare l’altro, tarano il confronto su un denominatore comune. Sei cresciuta in un paese in cui molti si illudono di stare al centro, l'ambìto centro, e invece stanno all’angolo, poichè l'angolo è un luogo deresponsabilizzante. Siccome gli angoli sono tutti affollati, il centro o i centri sono liberi. È ora che li viviamo, altrimenti lo farà qualcun altro.

Manuela Grillo Spina.
facebook   

domenica 9 novembre 2014

Il suono dei pensieri

I pensieri suonano. Dunque, è vera quella storia che il bene dà il potere di conoscere la verità. Il bene illumina la realtà di bellezza. È un segnale che orienta la conoscenza. La conoscenza funziona quando la bellezza, il bene e la verità si riflettono nella bellezza, nel bene e nella verità di dentro. Allora, lasciateci gli ideali. No, non gli idealuzzi-scorciatoie, quelli che sporgono dai rami più bassi. Gli ideali, insomma. Guardate, c'è chi ci crede ancora. 
Raccolgo frammenti caduti su questa terra, che, come gocce di pioggia, irrigano la testa. Affermo che il mio modo di vivere, my way of life, non include scenari di distruzione. Posso affermarlo, ma con cautela. Perché? Eh, perché…
‘Distaccata, sei distaccata’, sapeste quante volte me lo hanno detto o fatto capire. ‘Il rimprovero, esattamente, in che consiste?’. Nessuno ha mai risposto argomentando la questione, ovvio. L’incapacità di argomentare, dimostrando l’oggettività dei fatti, è quello il motivo di biasimo. L’incapacità è dei detrattori, la critica è rivolta a me. ‘Sì, ma che c’è che non va bene? Così, per sapere…’ Niente, nessuno ti dice mai niente. È chiara la verità di quella storia del bene che illumina il mondo di luce, senza la quale gli individui non si raccapezzano. A parer mio è inutile perdere tempo in stupide rappresaglie. La smania di pestarsi i piedi a vicenda li fa sembrare dei cretini.
Ecco, era my way of life che non andava bene, giacchè la guerra in tempo di pace è molto più diffusa di quanto si crede e di quanto la gente sia disposta ad ammettere. La pace li annoia. Distruggono ciò che non possono avere, cioè il bene che rischiara la mente. Così, sentono di essere vivi, altrimenti si sfascerebbero come pupazzi assemblati male.
Finalmente il conoscibile diventa tale nella prospettiva dei concetti espressi. Non ignoro il male, anzi distinguo le cose. Mica è facile, però mi trovo meglio in questo modo. Siccome mi interessa la verità, capisco se ho capito oppure no dal suono: pensieri intonati ho capito, pensieri stonati non ho capito e ci penso su.

Non sono distaccata. I miei pensieri suonano bene. 

Manuela Grillo Spina.