Sei laureata/o,
perciò devi desiderare un lavoro gratificante e ben retribuito. Siccome la gratificazione
dipende da valutazioni soggettive, ti insegnano a desiderare ciò che è
opportuno, non quello che desideri veramente. Sei laureata/o e non hai successo?
È colpa tua, vuol dire che non smani abbastanza. La motivazione agonistica è un
obbligo e precede il diritto al lavoro. Non so a chi giova il modello
competitivo. Comunque, l’importante è mantenere lo status quo. Pare sia logico
pensare in termini di lotta tra poveri, eppure non lo è. Mettiamo il caso che,
nonostante i numerosi tentativi di farti fallire, ti domandi perché dovresti
monetizzare il continuo schiudersi di immagini in idee. Presa dall’ansia di
pesarti sulla bilancia fornita dal sistema di mercato e, siccome non riesci a
venderti, ti ribelli condividendo un rovello. Dunque, una volta legittimata la
sensazione di irritazione, mi avvalgo del sacrosanto diritto di prendere a
calci senza remore la bilancia.
Tempo fa, su ‘Micromega’
(6/2014), è stato pubblicato l'articolo: ‘Per un’educazione libertaria’, di
Francesco Codello, sulle scuole libertarie e democratiche in alternativa ai
sistemi tradizionali di istruzione, omologanti e gerarchici. L’educazione
libertaria ha origini antiche. In occidente, nella cultura socratica e
postsocratica e, in oriente, nelle discipline filosofiche del taoismo e del
buddismo. In Europa la fortuna di questo sistema di istruzione è legata alla
nascita dei movimenti di emancipazione della classi lavoratrici. Sull’esempio
della scuola di Summerhill, fondata nel 1921, in Inghilterra, da
Alexander Neill, sono sorti istituti di istruzione improntati all’educazione
libera e antiautoritaria. L’articolo citato e consultabile nel web, oltre a
sottolineare l’importanza di educare ad ‘essere’ e non a ‘dover essere’, mette
in rilievo le criticità dei sistemi tradizionali, che accettano i
condizionamenti ideologici, tipici del
sistema politico ed economico attuale. Infatti, nello scritto si legge che ‘il
processo di mercificazione della scuola e la estesa subordinazione dei sistemi
di apprendimento a logiche economiche privatistiche e consumistiche, la
invadente priorità assegnata a categorie ideologiche come velocità,
parcellizzazione estrema dei saperi, competizione, flessibilità, adattabilità,
sostanziatesi nella ‘pedagogia delle competenze’ (Quadro europeo delle qualifiche
e dei titoli) frutto delle raccomandazione emanate dal Parlamento europeo e dal
Consiglio il 22 aprile del 2008, costituiscono alcune delle più evidenti
interferenze delle politiche degli stati e dei sistemi di valutazione
internazionali, nel condizionamenti delle scelte scolastiche. Queste azioni
rispondono a logiche di servilismo e di funzionalità della mano d’opera ai
sistemi internazionali del mercato del lavoro, determinano i profili lavorativi
funzionali a una globalizzazione di massa, definiscono un modello di
cittadinanza poco attiva e molto poco responsabile. Ciò produce una sostanziale
priorità assegnata all’apprendimento di metodologie piuttosto che allo sviluppo
delle conoscenze’. L’apprendimento è una facoltà dell’essere umano, per questo
motivo la questione riguarda la pianificazione di un’attitudine innata. Il
potere di dirigere il bisogno di apprendere e di fare leva su motivazioni
estrinseche, come quelle dei premi e della valutazioni, innesca un processo che
diminuisce la motivazione intrinseca basata sulla predisposizione alla
conoscenza. L’autonomia, la responsabilità, il pieno sviluppo della persona umana
e l’abbattimento degli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono
tale sviluppo, sono principi citati nella Costituzione italiana, essi dimostrano
quanto sia importante l’educazione delle nuove generazioni. Nuove non solo
perché nate di recente, ma nuove perchè giovani.
Manuela Grillo Spina.
