venerdì 14 agosto 2015

Nati per volare.

Io e Gianluca li abbiamo trovati per strada, erano nati da circa una settimana, li abbiamo nutriti e ieri hanno compiuto il primo vero volo. Eravamo entrambi con la faccia all’insù, a guardare la traiettoria coperta dal fragoroso battito d’ali che ha interrotto il silenzio del paesaggio campestre. E’ come se ci avessero fatto un regalo, per ringraziarci. Ho visto un sorriso di meraviglia sul volto di Gianluca, era l’esatto riflesso dell’emozione mia.

Poiché quel che fanno gli uccelli è volare e quel che fa ogni animale è nella forma l’espressione perfetta del loro essere, i nostri piccoli piccioni, volando, ci hanno fatto sentire umani. Impastati con un ingrediente comune a tutti, un sentimento che, a volte, oltrepassa la gabbia toracica. Finiti e infiniti, per chi ha la fortuna di ammirarne il volo.      

Manuela Grillo Spina.

sabato 11 luglio 2015

Pensieri di una vegetariana


Essere umani significa tante cose, tra cui percepire l’ambiente. Se la sensibilità è una caratteristica della natura, allora gli animali sono senzienti e diversi gli uni dagli altri.

Io sono vegetariana, gli animali mi sono simpatici. Comunque, alla base della mia scelta c’è un fondamento etico. Ora, se dovessi applicare questo principio alla natura, sbaglierei, perché il mondo animale non è regolato in base a dei principi etici. Invece, il nostro mondo, quello degli umani, è pervaso da norme di comportamento. Eppure questo mondo è brutto, stonato, non in armonia, è così, non sempre, ma a volte. Tanto più ci impegniamo a dare un valore, un senso alle nostre azioni, quanto più combiniamo dei pasticci.
Gli animali respirano da un grande polmone. Io immagino un enorme congegno che emana energia. Essi sentono la vita che c’è, finchè ce n’è. Gli animali hanno il sentimento della vita e lo manifestano senza mediazioni linguistiche attraverso il canto, il piumaggio, lo scodinzolio. Il sentimento umano per la vita è denso di contraddizioni: amore, gioia, inquietudine, tristezza.
Essere vegetariani significa amare gli animali, ma anche stare nel mondo civile degli umani, dove per civiltà si intendono non solo le buone maniere, cioè le convenzioni. Allora che cosa significa appartenere alla specie umana, dove ogni individuo è diverso dall’altro e il bene, il male, cosa sono? L’amore, la gioia, l’inquietudine, la tristezza, che ne facciamo dei giganti che sono in noi?.

Perciò, il dilemma è solo nostro, esseri senzienti, dotati di ragione.

domenica 12 aprile 2015

Ancora monologhi...


La vagina parla in forma di monologo, forse perché il dialogo è impraticabile. Ci si aspettava un’evoluzione, ma le altre non interloquiscono volentieri tra di loro. Ognuna comunica un mondo a sé, perciò è quasi impossibile creare un discorso della vagina. Intendo dire le vagine parlanti, la cui numerosità è inferiore alle portatrici. Gli uomini dicono: ‘Tanto a parlare sono poche, per di più casi isolati che fanno monologhi, alias vagheggiamenti ’. Certo, il monologo non fa rumore, fa testo però.

Dato che non ti insegnano ad amare, figurati se ti spronano a parlare con la tua fica. Che ne parlino gli altri, allora. Per esempio, gli uomini, che la fica non ce l’hanno. Se sono buoni ne parlano con sospetto e meraviglia, nel peggiore dei casi invece cercano in tutti i modi di renderla inoffensiva. Ci avete fatto caso che ridere sguaiatamente è permesso solo alle adolescenti? Se superi quell’età, la gente si sente in dovere di ‘correggerti’. Ti fanno passare la voglia di ridere, questa è la prima cosa che fanno gli uomini. Ti intristiscono, ti fanno soffrire, perché una che ride e sente un desiderio è ‘pericolosa’. Come se non bastasse ci si mette pure un esercito di funzionariette dell’ordine costituito ad avvilire la malcapitata, a calpestarla moralmente per renderla succube come loro e tranquillizzare il maschio, preoccupato della vitalità declinata al femminile. Solo chi ti vuol bene veramente non è contento di intristirti. Così, intanto che capisci il mondo, impari ad amare.

Comunque, benché ne minimizzino l’importanza, l’argomento vagina suscita svariate reazioni. I curiosi si raccapezzano come possono. Alcuni uomini, che credono di essere dei ficologi, quando se la ritrovano davanti, rappresentata da una donna in forma d’arte, quindi sublimata, storcono il naso. Alcune donne, comprese quelle che in piazza facevano il segno del triangolo con la mano, quando si tratta di togliere i paramenti da santa e uscire con la propria voce nello spazio pubblico, fanno ancora un passo indietro. Insomma, la vagina è politica. Avere una fica va bene, ma farla parlare con parole sue è cosa sgradita a molti. Sia i maschi che  le femmine si preoccupano di mettere a tacere le vagine parlanti e pensanti. Lo fanno in modi barbari, ma sottili e noi parlanti siamo salve per il fatto di vivere in un paese civile e ipocrita, altrimenti ci avrebbero bruciate nella pubblica piazza. Secondo gli inquisitori, religiosi e laici, la vagina serve a procreare, a dare piacere agli altri ed, eventualmente, ad espletare le funzioni organiche, ma di farla parlare nemmeno a pensarci. Perciò, a parte ridicolizzarla, che è un modo elegante per offenderla se non procrea, non distribuisce piacere come una macchinetta a gettoni , non possono assolutamente metterla a tacere, tantomeno possono spegnere l’energia vitale che fluisce dentro e si esprime fuori. Che gli piaccia o no, il pianeta venere è così.
Manuela Grillo Spina.
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lunedì 30 marzo 2015

Progetti di lavoro e di vita.

La comunità europea stanzia dei finanziamenti in aiuto alle imprese. Le istituzioni locali devono restituire parte del denaro stanziato perché rimane inutilizzato. Sarà l’incapacità delle istituzioni, dei singoli individui oppure le lungaggini burocratiche. Sarà il modo di pensare, ma pensare di per sé non è difficile. Dunque, sarà la realizzazione di un’idea, in un paese costruito su grandi principi smentiti quotidianamente dai fatti.
Dalle ricerche emergono delle problematiche, come la scarsa progettualità e scarsi capitali da investire, cioè soldi che ognuno dovrebbe tirare fuori di tasca propria, mentre i più attendono la pioggia dei finanziamenti europei. E' anche vero che nonostante i contributi non si smette mai di mettere mano al portafoglio, come se gli imprenditori fossero tutti ricchissimi e lavorassero per hobby. 
Dalle ricerche non emerge che ci scapicolliamo per creare con le nostre forze la vita che vorremmo. Noi misti, imprenditori e non.
 
Manuela Grillo Spina.
 

mercoledì 28 gennaio 2015

Il bisogno di conoscenza.

Sei laureata/o, perciò devi desiderare un lavoro gratificante e ben retribuito. Siccome la gratificazione dipende da valutazioni soggettive, ti insegnano a desiderare ciò che è opportuno, non quello che desideri veramente. Sei laureata/o e non hai successo? È colpa tua, vuol dire che non smani abbastanza. La motivazione agonistica è un obbligo e precede il diritto al lavoro. Non so a chi giova il modello competitivo. Comunque, l’importante è mantenere lo status quo. Pare sia logico pensare in termini di lotta tra poveri, eppure non lo è. Mettiamo il caso che, nonostante i numerosi tentativi di farti fallire, ti domandi perché dovresti monetizzare il continuo schiudersi di immagini in idee. Presa dall’ansia di pesarti sulla bilancia fornita dal sistema di mercato e, siccome non riesci a venderti, ti ribelli condividendo un rovello. Dunque, una volta legittimata la sensazione di irritazione, mi avvalgo del sacrosanto diritto di prendere a calci senza remore la bilancia.

Tempo fa, su ‘Micromega’ (6/2014), è stato pubblicato l'articolo: ‘Per un’educazione libertaria’, di Francesco Codello, sulle scuole libertarie e democratiche in alternativa ai sistemi tradizionali di istruzione, omologanti e gerarchici. L’educazione libertaria ha origini antiche. In occidente, nella cultura socratica e postsocratica e, in oriente, nelle discipline filosofiche del taoismo e del buddismo. In Europa la fortuna di questo sistema di istruzione è legata alla nascita dei movimenti di emancipazione della classi lavoratrici. Sull’esempio della scuola di Summerhill, fondata nel 1921, in Inghilterra, da Alexander Neill, sono sorti istituti di istruzione improntati all’educazione libera e antiautoritaria. L’articolo citato e consultabile nel web, oltre a sottolineare l’importanza di educare ad ‘essere’ e non a ‘dover essere’, mette in rilievo le criticità dei sistemi tradizionali, che accettano i condizionamenti  ideologici, tipici del sistema politico ed economico attuale. Infatti, nello scritto si legge che ‘il processo di mercificazione della scuola e la estesa subordinazione dei sistemi di apprendimento a logiche economiche privatistiche e consumistiche, la invadente priorità assegnata a categorie ideologiche come velocità, parcellizzazione estrema dei saperi, competizione, flessibilità, adattabilità, sostanziatesi nella ‘pedagogia delle competenze’ (Quadro europeo delle qualifiche e dei titoli) frutto delle raccomandazione emanate dal Parlamento europeo e dal Consiglio il 22 aprile del 2008, costituiscono alcune delle più evidenti interferenze delle politiche degli stati e dei sistemi di valutazione internazionali, nel condizionamenti delle scelte scolastiche. Queste azioni rispondono a logiche di servilismo e di funzionalità della mano d’opera ai sistemi internazionali del mercato del lavoro, determinano i profili lavorativi funzionali a una globalizzazione di massa, definiscono un modello di cittadinanza poco attiva e molto poco responsabile. Ciò produce una sostanziale priorità assegnata all’apprendimento di metodologie piuttosto che allo sviluppo delle conoscenze’. L’apprendimento è una facoltà dell’essere umano, per questo motivo la questione riguarda la pianificazione di un’attitudine innata. Il potere di dirigere il bisogno di apprendere e di fare leva su motivazioni estrinseche, come quelle dei premi e della valutazioni, innesca un processo che diminuisce la motivazione intrinseca basata sulla predisposizione alla conoscenza. L’autonomia, la responsabilità, il pieno sviluppo della persona umana e l’abbattimento degli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono tale sviluppo, sono principi citati nella Costituzione italiana, essi dimostrano quanto sia importante l’educazione delle nuove generazioni. Nuove non solo perché nate di recente, ma nuove perchè giovani.

Manuela Grillo Spina.

domenica 4 gennaio 2015

Azioni che possono cambiare il modo di guardare il mondo.


Il presidente Obama, per Natale, ha messo mano nella cesta dei regali (http://youtu.be/_fjlXo5nT-o). Babbo natale ha portato i pattini ai bimbi, alle bambine le automobiline. Purtroppo, gli stereotipi di genere, così come i pregiudizi, servono. I pregiudizi, in particolare, semplificano la realtà e offrono delle certezze, rendono classificabile e quindi controllabile il comportamento degli individui. Se non taci, non manipoli gli altri, perché non puoi esprimerti a parole e se non fai a capelli con le altre, non sei donna. Se non calpesti i tuoi ‘nemici’, non sei un uomo e via dicendo. Io mi sono sempre chiesta che c’entra la femminilità con l’ostilità e la guerra. Non c’entrano niente, mi sono risposta. È noto che arrotarsi i denti per mordere è una perdita di tempo, è un qualcosa che ti confonde sulla realtà, poiché, per capire, c’è da stare in pace. A me le bambole non piacevano, non sono sgomitatrice, mi piace l'autorevolezza, cioè, in sintesi, sono praticamente inclassificabile. Embe'? Anche perchè, siamo sicuri/e che gli uomini siano davvero tanto contenti di dare prova della loro mascolinità attraverso un ruggito?.

È da più di sessant’anni che ne parlano, ma in questo Paese non è cambiato molto a proposito dei ruoli sessuali. Comunque, Obama, durante una raccolta di regali natalizi, ha sovvertito il rituale che assegna ai maschietti i guantoni da baseball e alle femminucce le bambole. Il quotidiano che ha pubblicato la notizia parlava in questi termini. Proprio perché compiuta da una figura istituzionale ho pensato ad un atto di volontà, finalizzato a creare un nuovo rituale che scardina quello vecchio basato sugli stereotipi di genere. Credo sia interessante sottolineare la volontà politica implicita nel gesto del Presidente, che si occupa di qualcosa di veramente politico come i rapporti tra i sessi. Forse balbuziente riguardo ad altri problemi che affliggono gli Stati Uniti, però, quello di Obama, è un bell'esempio, sarebbe auspicabile che, anche nel nostro paese, si riscoprisse un modo autentico di fare politica.

Manuela Grillo Spina.
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