domenica 5 giugno 2016

Il pensiero del mare infinito.

Voglio la vita qui, dove siamo e non altrove. Insomma, voglio un ancoraggio. Sì, un ancoraggio, un approdo, Fischio e arriva la vita, puntuale come un segugio. Giornata tipo: uscire, lavoro, pause e ponti immaginari, ovvero scambio di sorrisi di gentilezza con altri. Poi casa, quindi, tuta, sigaretta, pc, musica, fiori, colori. Cosa c’è per cena? Prima pensi, poi apri il frigo per confermare la cena. La luce entra dalla finestra fino a tardi. Certo, a giugno è così. In casa è quasi tutto a posto, soltanto qualche vestito da sistemare. Fuori il mondo appare ordinato perché visto da dentro, né troppo lontano né troppo vicino. Chi l’ha detto che siamo fermi? Imbrigliati come mosche nella ragnatela, automi che corrono sullo stesso punto? Partiamo da quello che eravamo, prima di sapere tutto di ciò che lasciamo alle spalle, per approdare da qualche parte con un bagaglio da disfare. Eppure salpiamo, ancora.