Voglio la vita
qui, dove siamo e non altrove. Insomma, voglio un ancoraggio. Sì, un
ancoraggio, un approdo, Fischio e arriva la vita, puntuale come un segugio. Giornata
tipo: uscire, lavoro, pause e ponti immaginari, ovvero scambio di sorrisi di
gentilezza con altri. Poi casa, quindi, tuta, sigaretta, pc, musica, fiori,
colori. Cosa c’è per cena? Prima pensi, poi apri il frigo per confermare la
cena. La luce entra dalla finestra fino a tardi. Certo, a giugno è così. In
casa è quasi tutto a posto, soltanto qualche vestito da sistemare. Fuori il
mondo appare ordinato perché visto da dentro, né troppo lontano né troppo
vicino. Chi l’ha detto che siamo fermi? Imbrigliati come mosche nella
ragnatela, automi che corrono sullo stesso punto? Partiamo da quello che
eravamo, prima di sapere tutto di ciò che lasciamo alle spalle, per approdare
da qualche parte con un bagaglio da disfare. Eppure salpiamo, ancora.
