Kurosawa fissa un riflesso. Ad un tratto la
sera cittadina si sdoppia filtrando attraverso le persiane. Nella via, luci
delle macchine di passaggio sono macchie di luce. Mutevoli per forma e
dimensioni, corrono sul muro della stanza da letto, inseguite da Akira, che le
crede vere. La gatta gioca con i riflessi e non si cura che della realtà: di
animali, di anime, di pensieri roboanti che sfrecciano sui muri. Poi,
svirgolando sul soffitto, svaniscono. La sera di Akira fa bene allo spirito.
Akira è degna del suo nome e avrà gli onori della comunità dei gatti, i quali,
benchè siano individualisti e snob, saranno orgogliosi di annoverare un enfant
prodige come lei tra i compagni.
Manuela Grillo Spina.
