Ho avuto un’altra visione, ho
visto il Prof. di politica sociale. Lunedì scorso, davanti al Tribunale di
Roma: ‘È lui? No, allora è il fratello. Ah, il fratello del Prof. fa
l’avvocato!’, tanti pensieri in una frazione di secondo. Di lunedì mattina
succede, navigando a vista.
In questo gioco è già stabilito c’è
chi vince e chi perde, voi perdete. A saperlo prima che le regole sono queste
uno si mette l’anima in pace e non combatte. E invece manco per niente, perché
la logica dice che i patti li stabiliscono le parti. Tralasciamo il momento
privato in cui ciascuno si piazza davanti allo specchio dicendo a se stesso/a e
non solo: ‘Cercasi posto nel mondo in cui applicare quei due, tre, quattro
principi che ho imparato, anche approssimativamente, va bene lo stesso.’ La
realtà offre una minestra scarsissima e anziché mangiarla o saltare dalla
finestra, io provo a cambiare le regole.
C’è da chiedersi perchè giocano
lo stesso se sanno come va a finire. Il divertissement si chiama: facciamo a
cambiare tutto, intanto tutto rimane come è. L’illusione del mutamento c’è,
l’impegno pure, ed è sempre meglio del disimpegno. Tuttavia il gioco è
truccato, quindi non si combatte ad armi pari. Per le minoranze che si
affacciano sulla scena politica non esiste negoziazione e nemmeno l’idea di
cambiare tattica. Pare che i movimenti si sgonfino quando s’accorgono che per
entrare in politica devi avere uno stomaco di ferro e un cuore sanissimo, se no
rischi l’infarto. Almeno a me pare così. Se volessi fondare un partito e
candidarmi non lo potrei fare, sia perché non avrebbe successo, sia perché con
gli intrighi ci sgnoccolo poco. Pensa se fossimo pure responsabili del nostro
operato davanti agli e alle elettrici…
Dunque, il principio secondo cui tutti i cittadini/e possono partecipare
alla politica e candidarsi viene totalmente disatteso dalle consuetudini.
C’è anche da chiedersi perché
ogni tanto ci si riprova e si scende in campo. I movimenti dal basso tengono
impegnati gli intellettuali che altrimenti potrebbero fare numerosi ‘danni’. Pure
i movimenti politici tengono impegnati gli intellettuali. Dunque, il problema:
che ci faccio io qui, non ce lo abbiamo solo noi comuni mortali con una laurea,
ce l’hanno anche quelli con la laureona. La tolleranza per azioni pubbliche di
scarsa o nulla efficacia è il fiore all’occhiello di questo paese. Possiamo
fregiarci di aver dato vita a dei cambiamenti e se poi non ce l’abbiamo fatta
mica è colpa nostra, è questo paese che è strano, diviso in tribù o fazioni: il
partito, il sindacato, la chiesa. Insomma, le solite cose.
Navigando intravedo un’oasi piena
di persone in cerca di qualcosa che susciti interesse. Una fitta rete di
connessioni: è un miraggio… Eppure le persone le vedo, sono vere.
Manuela Grillo Spina.


