... nel branco conta mentire. Il branco di bestie si è
arrogato il diritto di farmi le pulci, di conseguenza io ho indagato il loro
comportamento. Siccome chi osserva è osservato, ho potuto constatare che ci
sono moltissime coppie come Silvia e Paolo, le quali non si amano e scaricano la
loro sporcizia ovunque. Essi invadono lo spazio pubblico e nel mio caso anche
quello privato, poiché non hanno il coraggio di guardare nel proprio. È
l’attenzione ciò che vogliono e l’avranno. Cominciamo subito da un esempio.
Silvia, la cagna per capirci, mi ha tampinata per anni come una stolker, ha
messo contro di me i miei amici, colleghi e conoscenti. Se fosse stata onesta
avrebbe rivolto l’attenzione alla sua di vita in cui avrebbe trovato facilmente
del marcio. Ha potuta sputacchiare veleno senza che nessuno la redarguisse in
quanto moglie cornuta e disamorata del marito. Come dicevo la volta precendente,
la realtà del branco, che spacciano come l’unica realtà possibile, dà diritto
alla cagna maritata di maltrattare l’ipotetica rivale, poichè donnette del
genere adorano sentirsi compatite dagli altri. Possiamo definirla la cagna-capo
e, se ha manipolato il mio entourage per avere un po’ di importanza, avrà la
soddisfazione che cercava. Forse è la più cagna di tutte, ma ce ne sono tante
simili a lei, le quali sopportano malvolentieri la vicinanza dei compagni o
mariti, ma si immolano per avere uno status. Comunque, preferisco estendere il
campo di indagine alla gente, quella che per strada mi fa segnacci, mi pone
domande alludendo ad altro per schernirmi o provocarmi. Assisto a tali
comportamenti e mi viene da pensare che i cretini, maschi e femmine, dovrebbero
restare nei loro recinti, e invece sconfinano di continuo. Bisogna compatirli, poiché
l’unica soddisfazione che hanno è quella di rompermi le balle. Ma, pensandoci
meglio, credo che si comportino in questo modo per legittimarsi attraverso
l’aggressività, come fecero Silvia, Paolo e le altre bestie, seguendomi ovunque.
Dato che si tratta di un gruppetto di nuova fattura, che non ha un universo di
riferimento collaudato, queste bestie devono giustificare la loro esistenza
nello spazio sociale con la prepotenza. Essi non si identificano nei valori
fondamentali del rispetto della dignità umana, della libertà individuale
associata alla partecipazione democratica. Questi sono ideali troppo alti ed è
difficile che, strisciando in terra, ne colgano il senso. Tutt’al più si
idenficano negli interessi particolaristici legati all’attività che svolgono. Se
hanno dei beni materiali da esibire, attirano la stima della massa. Silvia e
Paolo, con dei quattrini ma senza educazione né rispetto, hanno imbambolato gli
astanti. Nonostante nei mie confronti si siano comportati da criminali, nessuno
o veramente pochi li hanno visti con gli occhi puliti, quel tanto che basta da
giudicarli per quello che essi sono. C’è da dire che in questo paese vige un
tacito accordo basato sulla strenua difesa della sporcizia coniugale, da
nascondere a tutti i costi. Il loro è una specie di patto mafioso, neanche
davanti all’evidenza ammetterebbero che hanno una vita di merda. Non sono
disposti a prenderne coscienza, altrimenti il castello di carte salterebbe per
aria: un piccolo potere concesso loro in un paese dove non conta il merito, non
contano le capacità nè la buona volontà nè l’onestà. Dove non importa se si sta
insieme senza amore, ma importa esporre la coppia istituzionale con lo strascico
di vari status symbol. Essi confondono l’amore con il concetto di proprietà, che
estendono in tutti gli ambiti dell’esistenza. L’ipocrisia conta di più della
sincerità, anzi chi è sincero gli sta sulle palle. Infatti, in un ambiente del
genere, la propensione alla sincerità mi ha causato non pochi problemi.
L’ipocrisia e le menzogne socialmente approvate hanno un valore, così come ce
l’ha chi è ipocrita, perché, per coprire tutta questa corruzione, innanzitutto
degli animi, bisogna saper mentire. Prestar giuramento a nobili ideali è
oneroso, ma cedere all’immaginario ridicolo del branco, che impone a tutti con
la prepotenza, è inaccettabile. Si tratta di beni materiali come l’automobile,
l’abbigliamento, che nel loro mondo diventano feticci, rimandano a qualcos’altro
e vi si identificano. Non hanno la capacità di concepire un pensiero astratto
in cui rivedersi, perciò misurano il prestigio sociale con gli oggetti. È con
questi riferimenti simbolici che si ostinano a interpretare i comportamenti e
le parole delle persone che gli danno fastidio: io, ma anche altri, forse meno
combattivi di me che ne parlo. In quanto gruppo non svilupperebbero senso di
appartenenza se non con la violenza, poiché nulla li sorregge, né un ideale né
un disegno comune volto al rispetto reciproco.
Io
mi dispiaccio se lascio la mente errare nei difetti fisici altrui, se mi scopro
a criticare malamente un modo di vestire o di atteggiarsi. Infatti subito dopo
aggiusto i pensieri. Invece i cavalli di battaglia di quelli del branco sono la
maldicenza e l’atteggiamento vessatorio, volti a umiliare le persone che temono
in quanto moralmente più elevate e non c’è bisogno di vincere un premio per
esserlo nei loro confronti. La competizione per l’affermazione di sè ormai si
svolge secondo queste regole: mancando, in generale, la buona volontà e l’intraprendenza,
va di moda la calunnia e mezzucci simili. Il successo conta di più del
riconoscimento stabilito secondo regole leali. Il gioco è truccato e chi vuole
competere con onestà viene tagliato fuori. Lo stesso discorso vale per l’ambito
relazionale. Siccome c’è competizione dove dovrebbero entrare in gioco le
emozioni, molte donne annientano le ‘rivali’ con la chiacchiera maligna, ciò
per accaparrarsi un uomo e ricevere il tesserino di convalida, la posizione
sociale tanto agognata a scapito della felicità. In effetti in Italia le donne
vengono apprezzate soltanto in qualità di mogli e madri. I ruoli da cui non
riescono a svicolare le ingabbiano e frustrano le loro aspettative. Si potrebbe
dire molto su questo argomento, se non fosse già stato detto tutto, ma nessuno
ha ascoltato. Di fatto le donne che non accettano un misero destino e si
ribellano, in questo paese rischiano di fare un brutta fine.
Il
gruppetto di bestie ignora i principi umani universalmente riconosciuti, però,
non si comporta bestialmente con tutti. Per esempio, molti di loro si inchinano
di fronte a quelli che hanno uno status più alto e si sfogano con gli altri. Nel
tempo ho avuto modo di scrostare la superficie e far emergere qualcosa che
assomiglia a uno scenario horror, soltanto che questo non è un racconto, ma la
realtà. Ho condotto me stessa, le mie idee e i miei sentimenti dove credevo ci
fosse qulacuno capace di recepire e il tempo mi sta dando ragione. L’aspetto
più terribile di questa vicenda è stato scoprire che il branco mette le etichette anche ai sentimenti,
all’amore soprattutto. Secondo la logica dovrebbero frequentare i propri
simili. Tuttavia, essi difettano di entusiasmo e di sentimenti genuini, della
volontà e della speranza di poter far qualcosa di buono e si attaccano come
parassiti a coloro i quali tutte queste carattereristiche ce le hanno. Dico di
me, ma sono quasi certa che ce ne siano altri che fungono da alimentatori di
energia o da attaccapanni, il che è il ruolo complementare al rifornitore di
energia. I gruppetti bestiali tarano verso il basso le ambizioni, azzerano le
passioni, poiché seguirle costa fatica e senso di responsabilità. Non c’è da
meravigliarsi se le donne del branco sono delle implacabili rompicoglioni. Esse
smaniano per affermarsi sposandosi, la loro maggiore ambizione è riempirsi la
pancia. In fondo sperano che il marito gli metta le corna per sentirsi
importanti. Tutto qua. Non pensano all’amore. Gli hanno inculcato un elenco di
istruzioni: l’amore corrisponde a uno che ti offre la cena, ti viene a prendere
sotto casa con la macchina, tu devi essere remissiva e farlo sentire
importante, magari fingere a letto e fuori. Questo è il prezzo da pagare per
essere qualcuno. È questa la loro realtà che vorrebbero imporre a tutti. Si è
avverato ciò che Pasolini ha detto nel film ‘Teorema’, che sarebbe venuto
l’amore sotto forma di angelo e i borghesi non l’avrebbero riconosciuto, per
questo li avrebbe sterminati. Il branco, che è qualcosa di diverso e forse
peggio dei borghesi di cui parlava Pasolini, non riconoscono l’amore, vedono il
male nei sentimenti disinteressati, perché il male ce l’hanno dentro. Hanno
occhi sporchi con cui guardano sporcando. Vorrebbero essere sempre rassicurati
da un ordinamento sociale, politico, giuridico meno, che gli dica come
comportarsi, per poi eludere le norme a piacere, ma senza dare nell’occhio. Non
è che l’ordine sociale o politico dica: ‘Dovete amare nel modo giusto’ e loro
amano nel modo giusto, ‘dovete percepire il significato profondo dei valori
umani universali’ e loro li percepiscono. Nulla garantisce questo. Eppure, essi
si rifugiano nelle sovrastrutture per dare importanza alle loro unioni senza amore,
alle loro vite senza vitalità.
Se
c’è qualcosa di veramente tragico e corale in questa vicenda è la lotta, per la
difesa dei sogni nostri e delle nuove generazioni, dall’annichilimento ad opera
dei morti viventi. Nessuno dovrebbe manipolare o giocare con i sogni delle
persone. La rivoluzione culturale che doveva cambiare il mondo ha fallito. Il
cammino di emancipazione delle donne si è bloccato ed è rimasto invischiato
nella modalità dello sfruttamento su cui si basa la corruzione e lo sfruttamento.
Un modo per agire il potere senza danneggiare gli altri consiste nel cambiare
in meglio i sistemi che ci vanno stretti. La rassegnazione non è la regola.
Manuela.