
Ho
visto ragazzi poggiare la mano sulla guancia, mentre parlavano di quello che
avrebbero fatto l’indomani, come le donnette che pensano non a ciò che dovranno
fare, ma a quello che secondo loro dovrebbero fare gli altri. Ho visto ragazze
gridare al cellulare frasi colorite. Un po’ spaccone e molto impaurite, quasi
stessero commettendo un reato, dicevano ‘no’ all’interlocutore: no, non ti
voglio, hai capito? Si animavano come se il discorso fosse rivolto al mondo. Un
mondo piccolo piccolo che le spegne, in quanto fiamme che vogliono ardere per
sé. Tarate per disperdere le proprie energie a vantaggio del benessere altrui,
ansimano quando la parte sana dice loro di ribellarsi. Ansimano e si sentono
sole, guardate dalle altre con un disprezzo che nasconde l’invidia delle
oppresse. Quante volte ho osservato quest’ultime che sghignazzavano di meschina
soddisfazione nel vedere maltrattare quella che non vuole sottomettersi.
Poverette, tutte a latrare coese per difendere le gabbiette, i recinti mentali
che le vogliono buone come zerbini. Esse interiorizzano e tramandano alla prole
l’odio per la femminilità e l’accondiscendenza subdola al maschio italico, una
specie che speravamo fosse estinta: prepotente con i deboli e servile con i
potenti, incapace di amare, ma con la pretesa di essere idolatrato dalla
femmina che tratta come una proprietà. Me ne accorgo subito di quelle che hanno
una vita di merda, perché sghignazzano se ti capita una disgrazia o te la fanno
capitare e cercano in tutti i modi di offenderti e umiliarti, chè poi quelle
che si umiliano sono loro. Gli rode tanto che una non voglia accanto un uomo a
mo’ di appiglio, in caso per amore, ma ignorano l’argomento.
Non
tutte le donne anelano alla parità, molte non hanno il coraggio e negano anche
a se stesse anni di soprusi familiari, per questo sono maligne. Ci tengono che
tutte siano infelici come loro, ma ‘rispettabili’, con l’anello al dito, senza
non lo sarebbero. Altre odiano gli uomini tanto quanto gli uomini odiano loro e
vorrebbero calpestarli per rendere la pariglia. Ma di costruire una società in
cui non pestarsi a vicenda non ne parlano mai. È probabile che la questione non
gli interessi, prese e presi come sono a perpetrare modelli di dominio e sottomissione.
La
lista del femminicidio si allunga, da gennaio di quest’anno sono state uccise 25
donne, per lo più giovani. L’Onu l’ha definito crimine di Stato e ha redarguito
l’Italia. È vero, il problema è la violenza, a prescindere dal genere e sarebbe
ingiusto, scorretto e inutile dare la colpa agli uomini, sia perché non tutti
sono violenti sia perché a volte sono le donne a commettere violenza sulle loro
simili. Vittime e carnefici sono essi stessi vittime di un’educazione
criminale. Sì, un’educazione criminale, che ha luogo in famiglia, non in tutte,
ma i modelli discriminatori e sessisti sono radicati nella cultura del nostro
paese. Altrimenti come spiegare l’attrazione che provano tante donne per uomini
che le maltrattano, l’incapacità di proteggersi, di allontanarsi fisicamente da
situazioni pericolose. Mai educate a riconoscerle come tali, giustificano i
comportamenti anomali dei partner, dei familiari e spesso giungono persino a
colpevolizzarsi al loro posto. A proposito di gabbie pianificate con cura. In
Italia il delitto d’onore è stato abolito nel 1981, perciò il delitto d’onore è
salvo. Cito una notizia letta in un quotidiano su uno stupro avvenuto ai danni
di una adolescente da parte di un gruppo di coetanei. I rei confessi, alcuni
dei quali appartenenti a famiglie benestanti, sono stati scagionati e qualcuno
si è anche sposato. L’adolescente che ha subito violenza e l’ingiustizia
dell’impunità degli aguzzini, invece vive nell’assurdità di dover dimostrare a
tutti di essere una ragazza perbene. Questa è una notizia apparsa su ‘La
Repubblica’ di domenica 7 aprile 2013. Qual è la ragione, se ce n’è una, che
infligge la condanna a una giovane donna mentre è lei ad aver subìto il torto.
Forse, ciò accade perchè i veri colpevoli non sono stati condannati. E quale
donna potrebbe ritenere desiderabile un uomo accusato, anche se non condannato
per stupro?. Soltanto donne ammaestrate e preparate ad essere vittime di uomini
orribili e carnefici di altre donne. Eppure nessuno sembra scandalizzarsi.
Bigottismo, malvagità e disprezzo per la dignità della persona, sono diventati
fenomeni ‘normali’, specialmente se servono a ridipingere di fresco lo sciamare
famelico intorno al potere.
Le
donne, in genere, parlano tanto di amore, gli piace riempirsi la bocca con il
sentimento più nobile, ma non sanno amare se stesse, dato che se lo facessero
nessuno le applaudirebbe. Invece, quando vanno in giro mezze tumefatte o
sfoderano sorrisi dimessi si alza una ola a loro favore. ‘In quanto serva la
donna ha il diritto alle più splendide apoteosi’, diceva Simone de Beauvoir.
Come
mai nessuno si interroga veramente sulle cause del femminicidio, parola orrenda
tra l’altro. Una parte della società è formata da mostri senz’anima. Perché
nessuno lo dice?. Maschi e femmine cui manca la coscienza per rendersi conto
del male che fanno. Risolvono la questione indicandolo nei sentimenti sinceri
degli altri, e regolano la loro vita sulla sfruttamento, così che, ad esempio,
una donna in quanto tale non può che essere sfrutttata per lavare, stirare e
prendersi cura materialmente ed emotivamente dell’uomo e della famiglia. Se lei
non vuole fare la serva pensano stia commettendo un grave atto di
insubordinazione, sorpattuto un grave affronto all’idea che esistano soltanto
le esigenze e il pensiero del maschio occidentale. Concetto perlatro già da
tempo in netto declino. Per questo la picchiano o la uccidono, se ci riescono,
chè non tutte le donne sono disponibili a farsi maltrattare. Oppure ficcano il
naso nei suoi affari, le guardano nelle mutande, nelle tasche e nel cuore, ma,
come ho già detto, i sentimenti sinceri gli fanno storcere il naso. Si situano
in pianta stabile in casa sua, perché se una donna non è di un uomo allora secondo
la loro mentalità bestiale deve rendere conto a tutti. Hai voglia a cacciarli
via! Il fatto è che difettano di coscienza, essi agiscono solo d’impulso, ma
sanno che una schiava in meno potrebbe essere d’esempio per le altre e aiutarle
a insorgere.
Ai
giovani la paura di vivere fa avvizzire l’anima. Eppure, si alzano dappertutto,
anche da qui, grida di appassionata e pacifica rivolta, pacifica in quanto
appassionata. ‘No’ allo sfacelo e alla società delinqueziale, parlo per scombinare
le carte di un giro sfortunato e sovvertire i legami che strozzano, mostrando la faccia al
sole.
...Siete giunti a destinazione, potete scendere.
Manuela.