‘La
nave dolce’ (2012) è il documentario di Daniele Vicari, presentato alla Mostra
di Venezia 2012, in cui ha vinto il premio Pasinetti. Il filmato racconta
dell’anelito di libertà di ventimila persone. Il 7 agosto 1991 la nave Vlora
salpò dal porto di Durazzo, carica di cittadini/e albanesi che in un attimo
decisero di salire a bordo verso un futuro migliore. Lo sognarono tanto forte
da sembrargli realizzabile. La Vlora attraccò al porto di Bari, da lì
l’equipaggio fu smistato e indirizzato nello stadio della città. Molti furono
reimbarcati e riportati in patria. Altri trovarono il modo di sfuggire ai
controlli e restarono. Da quel momento i migranti residenti in Italia sono
diventati quasi 5 milioni. ‘La nave dolce’ deve il titolo al mercantile che
portava carichi di zucchero dalle coste cubane ai paesi europei. Cos’è che ha
spinto ventimila persone ad abbandonare la terra natia per l’ignoto? Forse
l’indigenza, certo. Anche il coraggio, però, e il desiderio di affrancarsi da
anni di dittatura. Negli anni ’90 l’Albania era come l’Italia degli anni ’50:
poche automobili, molte biciclette, cieli non insozzati dallo smog e anche
molta povertà. Le contraddizioni insite nell’idea di progresso, c’è anche
questo nel documentario. Visti i tempi, toccherà munirci di natanti alla
ricerca ardimentosa di un luogo migliore in cui vivere. Allora, immaginiamo una
nave e saltiamoci su. Leviamo gli ormeggi e alziamo le vele. Forza!
Manuela.