mercoledì 27 marzo 2013

'La nave dolce' - documentario di Daniele Vicari



‘La nave dolce’ (2012) è il documentario di Daniele Vicari, presentato alla Mostra di Venezia 2012, in cui ha vinto il premio Pasinetti. Il filmato racconta dell’anelito di libertà di ventimila persone. Il 7 agosto 1991 la nave Vlora salpò dal porto di Durazzo, carica di cittadini/e albanesi che in un attimo decisero di salire a bordo verso un futuro migliore. Lo sognarono tanto forte da sembrargli realizzabile. La Vlora attraccò al porto di Bari, da lì l’equipaggio fu smistato e indirizzato nello stadio della città. Molti furono reimbarcati e riportati in patria. Altri trovarono il modo di sfuggire ai controlli e restarono. Da quel momento i migranti residenti in Italia sono diventati quasi 5 milioni. ‘La nave dolce’ deve il titolo al mercantile che portava carichi di zucchero dalle coste cubane ai paesi europei. Cos’è che ha spinto ventimila persone ad abbandonare la terra natia per l’ignoto? Forse l’indigenza, certo. Anche il coraggio, però, e il desiderio di affrancarsi da anni di dittatura. Negli anni ’90 l’Albania era come l’Italia degli anni ’50: poche automobili, molte biciclette, cieli non insozzati dallo smog e anche molta povertà. Le contraddizioni insite nell’idea di progresso, c’è anche questo nel documentario. Visti i tempi, toccherà munirci di natanti alla ricerca ardimentosa di un luogo migliore in cui vivere. Allora, immaginiamo una nave e saltiamoci su. Leviamo gli ormeggi e alziamo le vele. Forza!

Manuela.
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sabato 16 marzo 2013

'Fatti corsari' - documentario di S. Petti e A. Testone




‘Fatti corsari’ (2012) è il documentario di Stefano Petti e Alberto Testone. Il filmato racconta la storia di Testone che è un testone di nome e di fatto. Infatti, vive a Fidene, fa l’odontotecnico, vuole fare l’attore e ci riesce, perché è cocciuto, appunto. Alberto Testone, grazie alla somiglianza con Pasolini, inizia a teatro con ‘Delitto Pasolini’, della compagnia romana Ck Teatro. Si interessa alla vita dell’intellettuale e al pensiero pasoliniano. Si inoltra nei luoghi frequentati dal poeta alla scoperta dell’uomo, dello scrittore, del regista. Qualcosa di Pasolini diventa parte di lui. Non è soltanto per la somiglianza fisica. È innanzitutto il legame con la sua città, Roma, in particolare la borgata Fidene, dove Alberto testone è nato e cresciuto. Le periferie romanane, cinquant’anni fa, erano satelliti della città. Disgiunte dal centro per mezzo di strade mal costruite e da baracche al posto di case. Ora diventano l’emblema dello sviluppo di questo paese. Il boom economico ha inglobato i sobborghi, che nell’anima rimangono tali, per questo rischiano di perderla. Siete avidi, famelici, ‘avete gli occhi dei vostri padri’, diceva Pasolini, perché amava il popolo e lo amava anche se quel popolo stava trasformandosi in massa. Quello era il suo grido. Vedendo il filmato viene da chiedersi cosa farebbe Pasolini se fosse ancora vivo: amerebbe ancora la gente, ormai priva di memoria, di anima e fluttuante sulla superficie della banalità? O continuerebbe a rivolgersi ai corpi e alle anime innocenti. Il filmato parla del sogno di fare l’attore e di tutti i sogni rischiarati dalla nitidezza del pensiero pasoliniano, che vedeva fiori tra le baracche. L’idea di dignità stilla nel cuore dei contemporanei il coraggio e la tenacia necessari per dare senso all’esistenza di ognuno. Alberto testone, il suo amico er caciara, la vita di Fidene, i giovani rapper di Tor Bellamonaca rappresentano la parte migliore di questo paese, cresciuta tra il cemento dei casermoni. La città respira anche grazie a loro. Quando un sogno prende forma diventa realtà. Non c’entra il bisogno di riscatto, ma il desiderio di essere coerenti con se stessi. La voce di Pasolini è ancora viva, ne abbiamo bisogno per decriptare la realtà.



Manuela.

venerdì 8 marzo 2013

Lotto non soltanto l'8 marzo



Le donne che cantano sono più simpatiche delle altre. Dipende dai punti di vista. In merito alla simpatia le trovo migliori di altre preoccupate soltanto di fare cassa o di avere successo leccando i piedi ai potenti, come fanno alcuni uomini. La musica è fonte di liberazione, il canto sgorga dal corpo, reale e vibrante. Nel noiosissimo panorama attuale del vivere associato secondo vecchi paradigmi di pensiero buoni per lo sfascio, la voce in musica divelle le tenaglie che opprimono il cervello. Che l’arte aiuti a forzare le gabbie ideologiche non è una novità, ma va bene lo stesso. E poi con la musica non si può barare, si è costretti a essere sinceri, esprimendo pensieri ed emozioni. Il suono della voce di chi canta fuori del coro è indecifrabile, indefinibile sulla base del senso comune. Tentare di interpretarlo forzatamente significa ridurne la capacità di sconquassare le cancrene nell’ordine simbolico dominante. Il canto in libertà è originale come le nostre singole esistenze e vitale. Si sentono donne che cantano come soliste? Non mi pare ce ne siano molte. A fronte di gruppi di esaltati per il catalogo di un mobilificio: una cassettiera, una stampella di cui hanno tanto bisogno, si potrebbero creare movimenti di cantanti, anche stonate, senza requisiti di candidabilità, ma con l’idea che ciò aprirebbe la strada al Parlamento. In occasione della festa in corso un augurio a tutte le donne che fanno affidamento sulle proprie forze e si fidano di se stesse. Auguri a quelle/i che lottano contro le trappole culturali poste dal mondo maschile e anche, in parte, da quello femminile, classificati come universi separati e spesso l’uno contro l’altro. Al fine di elaborare significati ampi del concetto di persona che travalica il genere, l’etnia, la religione, la condizione sociale. Neanche questo pensiero è una novità, ma sta sempre in panchina. Perciò, è bene dirlo, per rinfrescare le stanze e la testa con aria nuova.

Manuela

sabato 2 marzo 2013

'Mare deserto' - filmato inchiesta di E. Bos e P. Nicol



‘Mare deserto’ è un’inchiesta di Emiliano Bos e Paul Nicol sull’incidente avvenuto in mare durante la guerra in Libia, a seguito della destituzione di Gheddafi. Il filmato è stato trasmesso il 24 aprile 2012 nella sede del Consiglio d’Europa a Strasburgo e, lo scorso 28 febbraio, da ‘Falò’, settimanale d’informazione della rete televisiva RSI (radiotelevisione svizzera di lingua italiana). L’inchiesta ricostruisce il fatto a partire dalle testimonianze dei sopravvissuti. Il 25 marzo 2011 un gommone con a bordo 72 migranti salpa da Tripoli. In Libia interviene l’ONU a sostegno dei ribelli anti-Gheddafi. Il mandato ufficiale della NATO impone l’embargo delle armi e la protezione dei civili, ma, in quel barcone, si sono salvate solo nove persone. Nonostante l’allarme dato dalla Guardia Costiera italiana il 27 marzo 2011, i profughi vennero lasciati in mare per 15 giorni, senza carburante né viveri. Dopo due settimane il gommone sbarcò di nuovo sulle cose libiche e i superstiti vennero rinchiusi nel carcere da cui escirono perché un amico pagò la cauzione. Dalle testimonianze emerge che un elicottero abbia avvistato l’imbarcazione con i migranti, fornito loro dei viveri e poi se ne sia andato. Così come è accaduto per le navi militari che solcavano numerose quel tratto di mare. Il Consiglio d‘Europa sta utilizzando gli indizi emersi dall’inchiesta per individuare i colpevoli. La NATO, con sede a Napoli, all’inizio, smentì le accuse di omissione di soccorso. In seguito ha ammesso di aver ricevuto delle segnalazioni in merito all’imbarcazione. L’inchiesta, oltre a far luce sull’accaduto, pone all’attenzione degli organismi internazionali le condizioni dei richiedenti asilo politico, i quali stazionano presso i campi dei rifugiati nei paesi del nord Africa. Le testimonianze, inoltre, sollevano quello che risulta essere il problema maggiore nei paesi svantaggiati, ovvero i regimi totalitari e militari da cui i civili vogliono fuggire. Il filmato-inchiesta è visionabile su www.youtube.it e sul sito di ‘Falò’ http://la1.rsi.ch/trasm/falo/  
                                                                                                                                  
 Manuela.