... io l'ho visto.
La festa della donna era ieri. Lo
scorso anno una vignetta provocatoria illustrava un uomo e una donna che
parlavano dell’8 marzo. Quel giorno il maschio, convinto del suo buon cuore,
aveva sospeso la dose di botte giornaliera che somministrava alla femmina. Il
dialogo si concludeva con un importante accordo, un’affermazione
‘tranquillizzante’ e a salvaguardia della consuetudine, cioè che l’indomani
avrebbe ripreso a picchiarla.
Le situazioni rappresentano il
pozzo senza fondo in cui attingere per trovare gli argomenti di cui parlare. In
occasione della festa della donna le circostanze non hanno certo mancato al loro
dovere, porgendomi lo spunto su un
piatto d’argento. La vicenda riguarda il diverbio con un autista dell’Atac.
‘Ma tarzan lo fa’, è il
ritornello di una canzoncina per bambini. Più precisamente era la sigla di una
trasmissione tv, in onda nel 1978. ‘Cerca d'esser serio, vieni giù
dal lampadario, ma che modo di giocare è questo qua!’, diceva l’adulto
interpretato da Nino Manfredi. ‘Ma Tarzan lo fa! Ma Tarzan lo fa!’, rispondeva
il bimbo esuberante.
‘Questa non è la giungla questa è
una città’, ripeteva l’adulto.
‘Voglio la foresta come l’ha
tarzan’, il bimbo di allora non sapeva che la città sarebbe diventata una
giungla o forse lo intuiva perciò si attrezzava.
Dunque, ho visto tarzan, era
sceso dalla liana e stava al capolinea del bus. Una mattina di queste mi sono
avvicinata al gabbiotto del personale dell’Atac per chiedere dove fosse il bus
che doveva stare alle 9,00 nella banchina. Erano le 9,00 e l’autobus non c’era.
Un autista scortese e palesemente attaccabrighe mi ha risposto che il suo ruolo
non era quello di dare informazioni. E però ne forniva
svariate. Successivamente, alla richiesta di una ragazza, ha risposto
senza opporsi. Io gli ho indicato che stava facendo quello che aveva detto non
doveva fare e ho aggiunto che avrebbe dovuto essere più cortese visto che siamo
noi utenti a dargli lo stipendio. Il tizio, d’ora in poi denominato tarzan, si
è infuriato e avvicinandosi a un palmo dal mio viso ha iniziato ad agitare le
mani e a dire parolacce. Ho replicato che innanzi tutto mi doveva dare del lei perché
non sono una sua congiunta né parente e che era un maleducato. Salita nel bus
ho visto che tarzan mi additava. I passeggeri lo guardavano ed ho liquidato la
questione apostrofandolo. Comunque, in quella situazione ho preferito un
comportamento palesemente discriminante a uno formale. Può sembrare un errore
di valutazione, ma nello stato di cose presente non lo è. Dopo aver chiesto
un’informazione e aver ricevuto una risposta apparentemente decente quante
volte è capitato che vi abbiano guardato il culo? Tante, immagino. Ecco, almeno
in quell’occasione a tarzan non gli è preso l'estro di guardarmelo.
Manuela.

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