domenica 9 marzo 2014

Tarzan c'è...

... io l'ho visto.

La festa della donna era ieri. Lo scorso anno una vignetta provocatoria illustrava un uomo e una donna che parlavano dell’8 marzo. Quel giorno il maschio, convinto del suo buon cuore, aveva sospeso la dose di botte giornaliera che somministrava alla femmina. Il dialogo si concludeva con un importante accordo, un’affermazione ‘tranquillizzante’ e a salvaguardia della consuetudine, cioè che l’indomani avrebbe ripreso a picchiarla.

Le situazioni rappresentano il pozzo senza fondo in cui attingere per trovare gli argomenti di cui parlare. In occasione della festa della donna le circostanze non hanno certo mancato al loro dovere, porgendomi  lo spunto su un piatto d’argento. La vicenda riguarda il diverbio con un autista dell’Atac.
‘Ma tarzan lo fa’, è il ritornello di una canzoncina per bambini. Più precisamente era la sigla di una trasmissione tv, in onda nel 1978. ‘Cerca d'esser serio, vieni giù dal lampadario, ma che modo di giocare è questo qua!’, diceva l’adulto interpretato da Nino Manfredi. ‘Ma Tarzan lo fa! Ma Tarzan lo fa!’, rispondeva il bimbo esuberante.
‘Questa non è la giungla questa è una città’, ripeteva l’adulto.
‘Voglio la foresta come l’ha tarzan’, il bimbo di allora non sapeva che la città sarebbe diventata una giungla o forse lo intuiva perciò si attrezzava.
Dunque, ho visto tarzan, era sceso dalla liana e stava al capolinea del bus. Una mattina di queste mi sono avvicinata al gabbiotto del personale dell’Atac per chiedere dove fosse il bus che doveva stare alle 9,00 nella banchina. Erano le 9,00 e l’autobus non c’era. Un autista scortese e palesemente attaccabrighe mi ha risposto che il suo ruolo non era quello di dare informazioni. E però ne forniva svariate. Successivamente, alla richiesta di una ragazza, ha risposto senza opporsi. Io gli ho indicato che stava facendo quello che aveva detto non doveva fare e ho aggiunto che avrebbe dovuto essere più cortese visto che siamo noi utenti a dargli lo stipendio. Il tizio, d’ora in poi denominato tarzan, si è infuriato e avvicinandosi a un palmo dal mio viso ha iniziato ad agitare le mani e a dire parolacce. Ho replicato che innanzi tutto mi doveva dare del lei perché non sono una sua congiunta né parente e che era un maleducato. Salita nel bus ho visto che tarzan mi additava. I passeggeri lo guardavano ed ho liquidato la questione apostrofandolo. Comunque, in quella situazione ho preferito un comportamento palesemente discriminante a uno formale. Può sembrare un errore di valutazione, ma nello stato di cose presente non lo è. Dopo aver chiesto un’informazione e aver ricevuto una risposta apparentemente decente quante volte è capitato che vi abbiano guardato il culo? Tante, immagino. Ecco, almeno in quell’occasione a tarzan non gli è preso l'estro di guardarmelo. 

Manuela.
www.arcalibera.com                                

  

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