lunedì 21 aprile 2014

Lo Stato siamo noi....

... dunque sono forte abbastanza, tanto da non cedere all'assitenzialismo!
Sette anni or sono, da alcuni esponenti delle istituzioni sentii un’affermazione che mi rimase impressa e di questo riferirò. Alcuni ministri dissero che i/le giovani italiani/e erano dei bamboccioni/e viziati, procrastinavano la decisione di lasciare il nido di origine e vi rimanevano sino a tarda età, un po’ per le condizioni di precarietà del mondo del lavoro, ma molto per un abito mentale divenuto consuetudine. Mi dissi che non ero una bambocciona e me lo dimostrai, per fortuna. Così, mi licenziai dal lavoro che svolgevo, un posto fisso in cui non potevo realizzare quello che volevo e iniziai una nuova vita, poiché la scelta comportò dei cambiamenti importanti. Le critiche non sono mancate sia per quanto riguardava la mia scelta sia sull’avventatezza, a parere di alcuni, delle affermazioni dei Ministri. Credo invece che il loro lavoro, quello per cui sono pagati, consista nell’esternare un pensiero schietto e a volte provocatorio. Il Presidente del Consiglio rappresenta un’istituzione della Repubblica italiana e non può che dire che l’Italia è fondata non affondata sul lavoro, citando l’art. 1 della Costituzione italiana. La mia logica, che può apparire ingenua, riflette una chiarezza di intenti. Da che ho memoria le lamentele sul governo e sulla politica in questo paese non sono mai mancate e spesso a ragione. Considero la Repubblica un pluralismo di energie, non un organismo da inaridire. La metafora della mucca da mungere, associata allo Stato, non è nuova, purtroppo verosimile, poiché attualmente lo spazio pubblico per alcuni è il mercato in cui negoziare e ottenere scambi vantaggiosi. Intendo le risorse di un Paese non solo in termini finanziari. Per questo credo che le istituzioni siano chiamate a dare fiducia alla cittadinanza, a fornire le basi con l’esempio per orientare al meglio le scelte personali nel rispetto del pluralismo culturale e dei diritti e doveri di ogni cittadino/a. A parer mio, nel momento in cui i rappresentanti delle istituzioni fanno chiarezza, simbolizzano il principio di uguaglianza contenuto nell’art. 3 della Costituzione, il quale prevede che: ‘Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese’.

La rassegnazione allo sfacelo e al clientelismo non producono fenomeni di auto-esclusione dal mondo del lavoro e dalla vita sociale e politica? Dunque, sono ostacoli determinati dalla condizione sociale ed economica. Ebbene, il compito dello Stato è quello di rimuoverli. A proposito, anche gli stereotipi e le discriminazioni associate al genere e all’etnia sono ostacoli di ordine sociale. La normativa sul finanziamento per la formazione degli insegnanti alle pari opportunità è stata recepita nella legge Carrozza e verrà attuata in base ai criteri stabiliti nella direttiva. Il testo di legge è stato criticato da alcune associazioni di genitori che interpretano lo smantellamento degli stereotipi di genere come una ‘minaccia’ all’istituzione familiare. Il fatto non merita un commento. Comunque vorrei far notare le critiche provenienti dal sociale ai rappresentanti delle istituzioni quando svolgono correttamente il loro mestiere.

Manuela Grillo Spina.

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