... dunque sono forte abbastanza, tanto da non cedere all'assitenzialismo!
Sette anni or sono, da alcuni
esponenti delle istituzioni sentii un’affermazione che mi rimase impressa e di
questo riferirò. Alcuni ministri dissero che i/le giovani italiani/e erano dei
bamboccioni/e viziati, procrastinavano la decisione di lasciare il nido di
origine e vi rimanevano sino a tarda età, un po’ per le condizioni di
precarietà del mondo del lavoro, ma molto per un abito mentale divenuto
consuetudine. Mi dissi che non ero una bambocciona e me lo dimostrai, per
fortuna. Così, mi licenziai dal lavoro che svolgevo, un posto fisso in cui non
potevo realizzare quello che volevo e iniziai una nuova vita, poiché la scelta
comportò dei cambiamenti importanti. Le critiche non sono mancate sia per
quanto riguardava la mia scelta sia sull’avventatezza, a parere di alcuni,
delle affermazioni dei Ministri. Credo invece che il loro lavoro, quello per
cui sono pagati, consista nell’esternare un pensiero schietto e a volte
provocatorio. Il Presidente del Consiglio rappresenta un’istituzione della
Repubblica italiana e non può che dire che l’Italia è fondata non affondata sul
lavoro, citando l’art. 1 della Costituzione italiana. La mia logica, che può
apparire ingenua, riflette una chiarezza di intenti. Da che ho memoria le
lamentele sul governo e sulla politica in questo paese non sono mai mancate e spesso
a ragione. Considero la Repubblica un pluralismo di energie, non un organismo
da inaridire. La metafora della mucca da mungere, associata allo Stato, non è
nuova, purtroppo verosimile, poiché attualmente lo spazio pubblico per alcuni è
il mercato in cui negoziare e ottenere scambi vantaggiosi. Intendo le risorse di
un Paese non solo in termini finanziari. Per questo credo che le istituzioni
siano chiamate a dare fiducia alla cittadinanza, a fornire le basi con
l’esempio per orientare al meglio le scelte personali nel rispetto del
pluralismo culturale e dei diritti e doveri di ogni cittadino/a. A parer mio,
nel momento in cui i rappresentanti delle istituzioni fanno chiarezza, simbolizzano
il principio di uguaglianza contenuto nell’art. 3 della Costituzione, il quale
prevede che: ‘Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali
davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di
religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito
della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che,
limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il
pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i
lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese’.
La rassegnazione allo sfacelo e
al clientelismo non producono fenomeni di auto-esclusione dal mondo del lavoro e
dalla vita sociale e politica? Dunque, sono ostacoli determinati dalla condizione
sociale ed economica. Ebbene, il compito dello Stato è quello di rimuoverli. A
proposito, anche gli stereotipi e le discriminazioni associate al genere e
all’etnia sono ostacoli di ordine sociale. La normativa sul finanziamento per
la formazione degli insegnanti alle pari opportunità è stata recepita nella
legge Carrozza e verrà attuata in base ai criteri stabiliti nella direttiva. Il
testo di legge è stato criticato da alcune associazioni di genitori che
interpretano lo smantellamento degli stereotipi di genere come una ‘minaccia’
all’istituzione familiare. Il fatto non merita un commento. Comunque vorrei far
notare le critiche provenienti dal sociale ai rappresentanti delle istituzioni
quando svolgono correttamente il loro mestiere.
Manuela Grillo Spina.

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