Ehilà, per chi esce dalla
condizione di disoccupazione è prevista una sostituzione?.
La riserva degli sfruttabili va
rimpolpata, in vista di un’ulteriore espansione del ciclo produttivo. Se la
disoccupazione è un difetto cronico del sistema, allora le riforme non servono. Flessibilità e solidarietà prima di tutto. Dunque è meglio mettersi d’accordo e darsi il cambio ogni tanto.
Mentre si aspettano segnali di
ripresa dal mondo del lavoro, propongo il volontariato intellettuale, da non
confondere con l’auto-sfruttamento. Tanto si deve campare, giusto? Fare la spesa,
pagare le bollette e via dicendo. Come è noto, l’azienda erogatrice di energia
elettrica, di gas e i gestori telefonici vogliono del denaro per i servizi
offerti, così come gli esercenti in cambio della spesa. E, allora, tanto vale
cimentarsi nel mondo del lavoro e fare ciò che si può con quello che si ha. Sì,
ecco, tanto per mettere a frutto quelle due o tre cose di cui siamo a
conoscenza. Teoricamente, l’impresa personale non presenta svantaggi, tranne
uno e cioè che, per il lavoro svolto, non si percepisce una ricompensa. Questa
cosa non è un dettaglio, ma è sempre meglio che far ammuffire il cervello. Inoltre,
c’è da considerare che l’esclusione prolungata dal mercato del lavoro e dai
percorsi formativi compromette l’inclusione nel futuro. Certo, occorre valutare
le situazioni, non è che puoi andare da un tizio o da una tizia visibilmente
litigiosi e dirgli: ‘Guardate, state mettendo in atto un comportamento
competitivo e usate la prevaricazione per il raggiungimento del successo personale,
vi consiglio di desistere’. Oppure, di sabato, quando corrono tutti come pazzi,
per fare la spesa sulle due ruote, mettersi a cantare: ‘Don’t worry, be happy’,
cioè come a dire: ‘Che correte a fare?’. Se percepisci che qualcuno tende a
fare il bello e il cattivo tempo, potresti almeno ricordarti di Gene Kelly, che
cantava sotto la pioggia. L’economista potrebbe fermarsi desolato/a davanti
agli scaffali del supermarket, costretto/a ad ammirare prodotti senza identità,
l’esperto di comunicazione girare la testa verso i cartelloni pubblicitari e
leggerli con il frasario della politica. Borbottanti, sia l’una che l’altro. I
filtri valgono solo per il discorsi da bar. Ecco, là ci vorrebbe il
sociologo/a, per poter individuare alcune forme di disagio collettivo e paura,
miste a tentativi quasi sempre frustrati di andare verso l’altro. A quanto pare
i dentisti avrebbero un gran da fare. Sì, sì, ce n’è un po’ per tutti. Non ti
pagano, per questo è ‘volontariato intellettuale’ e/o esserci in tempi
difficili. Il fracasso non lo fa la prima parola, ma la seconda. Per informazioni sul volontariato intellettuale, sponsorizzato e regolamentato da alcuni istituti scolastici, vedi sul web.

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