domenica 5 ottobre 2014

Volontariato intellettuale

Ehilà, per chi esce dalla condizione di disoccupazione è prevista una sostituzione?.
La riserva degli sfruttabili va rimpolpata, in vista di un’ulteriore espansione del ciclo produttivo. Se la disoccupazione è un difetto cronico del sistema, allora le riforme non servono. Flessibilità e solidarietà prima di tutto. Dunque è meglio mettersi d’accordo e darsi il cambio ogni tanto.

Mentre si aspettano segnali di ripresa dal mondo del lavoro, propongo il volontariato intellettuale, da non confondere con l’auto-sfruttamento. Tanto si deve campare, giusto? Fare la spesa, pagare le bollette e via dicendo. Come è noto, l’azienda erogatrice di energia elettrica, di gas e i gestori telefonici vogliono del denaro per i servizi offerti, così come gli esercenti in cambio della spesa. E, allora, tanto vale cimentarsi nel mondo del lavoro e fare ciò che si può con quello che si ha. Sì, ecco, tanto per mettere a frutto quelle due o tre cose di cui siamo a conoscenza. Teoricamente, l’impresa personale non presenta svantaggi, tranne uno e cioè che, per il lavoro svolto, non si percepisce una ricompensa. Questa cosa non è un dettaglio, ma è sempre meglio che far ammuffire il cervello. Inoltre, c’è da considerare che l’esclusione prolungata dal mercato del lavoro e dai percorsi formativi compromette l’inclusione nel futuro. Certo, occorre valutare le situazioni, non è che puoi andare da un tizio o da una tizia visibilmente litigiosi e dirgli: ‘Guardate, state mettendo in atto un comportamento competitivo e usate la prevaricazione per il raggiungimento del successo personale, vi consiglio di desistere’. Oppure, di sabato, quando corrono tutti come pazzi, per fare la spesa sulle due ruote, mettersi a cantare: ‘Don’t worry, be happy’, cioè come a dire: ‘Che correte a fare?’. Se percepisci che qualcuno tende a fare il bello e il cattivo tempo, potresti almeno ricordarti di Gene Kelly, che cantava sotto la pioggia. L’economista potrebbe fermarsi desolato/a davanti agli scaffali del supermarket, costretto/a ad ammirare prodotti senza identità, l’esperto di comunicazione girare la testa verso i cartelloni pubblicitari e leggerli con il frasario della politica. Borbottanti, sia l’una che l’altro. I filtri valgono solo per il discorsi da bar. Ecco, là ci vorrebbe il sociologo/a, per poter individuare alcune forme di disagio collettivo e paura, miste a tentativi quasi sempre frustrati di andare verso l’altro. A quanto pare i dentisti avrebbero un gran da fare. Sì, sì, ce n’è un po’ per tutti. Non ti pagano, per questo è ‘volontariato intellettuale’ e/o esserci in tempi difficili. Il fracasso non lo fa la prima parola, ma la seconda. Per informazioni sul volontariato intellettuale, sponsorizzato e regolamentato da alcuni istituti scolastici, vedi sul web.     

Manuela Grillo Spina.

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