domenica 21 settembre 2014

Sinapsi


Ho avuto un’altra visione, ho visto il Prof. di politica sociale. Lunedì scorso, davanti al Tribunale di Roma: ‘È lui? No, allora è il fratello. Ah, il fratello del Prof. fa l’avvocato!’, tanti pensieri in una frazione di secondo. Di lunedì mattina succede, navigando a vista.

In questo gioco è già stabilito c’è chi vince e chi perde, voi perdete. A saperlo prima che le regole sono queste uno si mette l’anima in pace e non combatte. E invece manco per niente, perché la logica dice che i patti li stabiliscono le parti. Tralasciamo il momento privato in cui ciascuno si piazza davanti allo specchio dicendo a se stesso/a e non solo: ‘Cercasi posto nel mondo in cui applicare quei due, tre, quattro principi che ho imparato, anche approssimativamente, va bene lo stesso.’ La realtà offre una minestra scarsissima e anziché mangiarla o saltare dalla finestra, io provo a cambiare le regole.

C’è da chiedersi perchè giocano lo stesso se sanno come va a finire. Il divertissement si chiama: facciamo a cambiare tutto, intanto tutto rimane come è. L’illusione del mutamento c’è, l’impegno pure, ed è sempre meglio del disimpegno. Tuttavia il gioco è truccato, quindi non si combatte ad armi pari. Per le minoranze che si affacciano sulla scena politica non esiste negoziazione e nemmeno l’idea di cambiare tattica. Pare che i movimenti si sgonfino quando s’accorgono che per entrare in politica devi avere uno stomaco di ferro e un cuore sanissimo, se no rischi l’infarto. Almeno a me pare così. Se volessi fondare un partito e candidarmi non lo potrei fare, sia perché non avrebbe successo, sia perché con gli intrighi ci sgnoccolo poco. Pensa se fossimo pure responsabili del nostro operato davanti agli e alle elettrici…  Dunque, il principio secondo cui tutti i cittadini/e possono partecipare alla politica e candidarsi viene totalmente disatteso dalle consuetudini.
C’è anche da chiedersi perché ogni tanto ci si riprova e si scende in campo. I movimenti dal basso tengono impegnati gli intellettuali che altrimenti potrebbero fare numerosi ‘danni’. Pure i movimenti politici tengono impegnati gli intellettuali. Dunque, il problema: che ci faccio io qui, non ce lo abbiamo solo noi comuni mortali con una laurea, ce l’hanno anche quelli con la laureona. La tolleranza per azioni pubbliche di scarsa o nulla efficacia è il fiore all’occhiello di questo paese. Possiamo fregiarci di aver dato vita a dei cambiamenti e se poi non ce l’abbiamo fatta mica è colpa nostra, è questo paese che è strano, diviso in tribù o fazioni: il partito, il sindacato, la chiesa. Insomma, le solite cose.

Navigando intravedo un’oasi piena di persone in cerca di qualcosa che susciti interesse. Una fitta rete di connessioni: è un miraggio… Eppure le persone le vedo, sono vere. 

Manuela Grillo Spina.

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