sabato 23 febbraio 2013

Violenza e genere



Aumentano i casi di stalking e violenza da parte delle donne ai danni di mariti, compagni e fidanzati (www.stateofmind.it ). Il fenomeno è sottostimato e spesso taciuto perchè gli uomini non sono avvezzi a manifestare il loro disagio, ma anche perché le donne sono convinte che la violenza compiuta da loro sia meno grave di quella agita dal maschio. Il fatto che emerga la propensione alla violenza in entrambi i sessi, ribalta l’immagine della donna-vittima, ma non spiega il fenomeno. Generalmente, e sulla base dei dati, le donne commettono violenze sul piano psicologico e si servono di manipolazione e cinismo per creare dipendenza emotiva. Successivamente rinfacciano ai partner di non farle felici, addossandogli la colpa di una relazione insoddisfacente. Nel sito www.paternita.info (‘l’altro lato della violenza’ poi ‘violenza domestica’) il ‘Rapporto sulla violenza di coppia’ (2001, Milano) mostra che il 38% dei mariti ha confessato di sentirsi umiliato dalla propria consorte. A ciò si aggiunge un altro fenomeno definito ‘mobbing genitoriale’ che concerne la violenza domestica quando sono presenti i figli. Infatti, in caso di separazione e divorzio l’uomo risulta essere il soggetto maggiormente sconfitto. La paura di non riuscire a dare sostegno economico ai figli e di essere allontanato da loro, lo spingono a comportamenti autodistruttivi. Inoltre, spesso accade che gli episodi di violenza sul coniuge non vengano denunciati per il timore di essere considerati inetti, deboli, non conformi all’ideale maschile del macho. I comportamenti ‘mobbizzanti’ a scapito del genitore che non vive con i figli tendono ad escluderne o marginalizzarne il ruolo nei confronti della prole (dal Convegno ‘Quando la vittima è lui. La violenza familiare verso l’uomo’, Roma, 2007, nel sito paternita.info). La violenza femminile è considerta meno grave, in quanto, secondo la visione della società patriarcale, è l’uomo che ha il potere e deve farsi valere anche per mezzo della forza. Da questa prospettiva la donna è debole, complementare all’uomo e con meno responsabilità di quest’ultimo, anche per quanto riguarda il suo comportamento. Recentemente, nel dibattito pubblico si parla di ‘femminicidio’ (in Italia nel 2012 sono morte più di cento donne, ognuna per mano di un uomo), il che è deprecabile da tutti i punti di vista e comunque. Alla luce di questi fatti, però, si dovrebbe parlare di violenza contro la persona a prescindere dal genere. Sarebbe auspicabile che gli uomini e le donne violenti/e, ovvero cittadini e cittadine con cui dobbiamo condividere lo spazio pubblico, interrogassero la loro coscienza per intendersi su che tipo di relazioni vogliono creare (per rifletterne gli effetti nel sociale), se improntate al rancore e all’odio reciproci o se basate sull’amore autentico, sul rispetto e sulla dignità, verso se stessi prima di tutto. 

Manuela.
arcalibera.wordpress.com        

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