Le
donne che cantano sono più simpatiche delle altre. Dipende dai punti di vista.
In merito alla simpatia le trovo migliori di altre preoccupate soltanto di fare
cassa o di avere successo leccando i piedi ai potenti, come fanno alcuni uomini.
La musica è fonte di liberazione, il canto sgorga dal corpo, reale e vibrante.
Nel noiosissimo panorama attuale del vivere associato secondo vecchi paradigmi
di pensiero buoni per lo sfascio, la voce in musica divelle le tenaglie che
opprimono il cervello. Che l’arte aiuti a forzare le gabbie ideologiche non è
una novità, ma va bene lo stesso. E poi con la musica non si può barare, si è
costretti a essere sinceri, esprimendo pensieri ed emozioni. Il suono della
voce di chi canta fuori del coro è indecifrabile, indefinibile sulla base del
senso comune. Tentare di interpretarlo forzatamente significa ridurne la capacità
di sconquassare le cancrene nell’ordine simbolico dominante. Il canto in
libertà è originale come le nostre singole esistenze e vitale. Si sentono donne
che cantano come soliste? Non mi pare ce ne siano molte. A fronte di gruppi di esaltati
per il catalogo di un mobilificio: una cassettiera, una stampella di cui hanno
tanto bisogno, si potrebbero creare movimenti di cantanti, anche stonate, senza
requisiti di candidabilità, ma con l’idea che ciò aprirebbe la strada al Parlamento.
In occasione della festa in corso un augurio a tutte le donne che fanno
affidamento sulle proprie forze e si fidano di se stesse. Auguri a quelle/i che
lottano contro le trappole culturali poste dal mondo maschile e anche, in
parte, da quello femminile, classificati come universi separati e spesso l’uno
contro l’altro. Al fine di elaborare significati ampi del concetto di persona
che travalica il genere, l’etnia, la religione, la condizione sociale. Neanche
questo pensiero è una novità, ma sta sempre in panchina. Perciò, è bene dirlo,
per rinfrescare le stanze e la testa con aria nuova.
Manuela
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