venerdì 8 marzo 2013

Lotto non soltanto l'8 marzo



Le donne che cantano sono più simpatiche delle altre. Dipende dai punti di vista. In merito alla simpatia le trovo migliori di altre preoccupate soltanto di fare cassa o di avere successo leccando i piedi ai potenti, come fanno alcuni uomini. La musica è fonte di liberazione, il canto sgorga dal corpo, reale e vibrante. Nel noiosissimo panorama attuale del vivere associato secondo vecchi paradigmi di pensiero buoni per lo sfascio, la voce in musica divelle le tenaglie che opprimono il cervello. Che l’arte aiuti a forzare le gabbie ideologiche non è una novità, ma va bene lo stesso. E poi con la musica non si può barare, si è costretti a essere sinceri, esprimendo pensieri ed emozioni. Il suono della voce di chi canta fuori del coro è indecifrabile, indefinibile sulla base del senso comune. Tentare di interpretarlo forzatamente significa ridurne la capacità di sconquassare le cancrene nell’ordine simbolico dominante. Il canto in libertà è originale come le nostre singole esistenze e vitale. Si sentono donne che cantano come soliste? Non mi pare ce ne siano molte. A fronte di gruppi di esaltati per il catalogo di un mobilificio: una cassettiera, una stampella di cui hanno tanto bisogno, si potrebbero creare movimenti di cantanti, anche stonate, senza requisiti di candidabilità, ma con l’idea che ciò aprirebbe la strada al Parlamento. In occasione della festa in corso un augurio a tutte le donne che fanno affidamento sulle proprie forze e si fidano di se stesse. Auguri a quelle/i che lottano contro le trappole culturali poste dal mondo maschile e anche, in parte, da quello femminile, classificati come universi separati e spesso l’uno contro l’altro. Al fine di elaborare significati ampi del concetto di persona che travalica il genere, l’etnia, la religione, la condizione sociale. Neanche questo pensiero è una novità, ma sta sempre in panchina. Perciò, è bene dirlo, per rinfrescare le stanze e la testa con aria nuova.

Manuela

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