La
‘Festa d’Africa Festival’ si svolge a Roma dal 7 al 19 aprile. L’undicesima
edizione del Festival Internazionale delle Culture dell’Africa Contemporanea è
dedicata alle donne artiste e intellettuali africane, che sono il volto di un
continente emergente. Lo scorso anno, in un articolo del giornale online Vita.it,
'Le donne che stanno cambiando l’Africa', è stata presentata la lista delle 20
giovani donne africane più influenti, tra cui attiviste per i diritti umani,
blogger e imprenditrici sociali. Le nuove generazioni di donne svolgono un
ruolo chiave nello sviluppo economico e tecnologico del continente, tanto che
l’Unione Africana ha battezzato il decennio 2010-2020 quello della 'rivincita
delle donne africane'. A luglio del 2012 infatti la Commissione dell’Unione
Africana ha eletto come presidente Nkosazana Dlamini-Zuma, medico e Ministro degli
Interni in Sudafrica. Inoltre, il Malawi ha accolto il secondo capo di stato
donna del continente, Joyce Banda. Ellen
Johnson-Sirleaf, prima donna eletta capo di stato di un paese africano, è tutto'ora
presidente della Liberia e ha ricevuto nel 2011 il premio Nobel per la Pace,
insieme alla connazionale Leyman Gbowee e all'attivista araba dello Yemem
Tawakkul Karmane. A livello internazionale sono stati riconosciuti i loro
sforzi per fare valere e progredire i diritti delle donne. Un’altra donna africana,
la keniana Wangari Maathai, aveva ricevuto il premio Nobel nel 2004, per il suo
lavoro a favore dello sviluppo sostenibile.
Il
ruolo femminile dunque risulta determinante per lo sviluppo di questo paese. Durante
la Conferenza, che si è svolta l’8 aprile alla Luiss ‘Guido Carli’, studiose,
giornaliste e scrittrici hanno portato alla luce il fermento del continente
africano in continua trasformazione, in cui i/le rappresentanti di diverse
culture aspirano ad ottenere la libertà di espressione e le opportunità di
realizzazione personale. Il discorso è iniziato con un accenno alle immagini
stereotipate delle donne africane. Il confronto con la donna africana, quale
custode della tradizione e le nostre immagini di donne-oggetto, è stato di
grande interesse. Ho notato che nella nostra cultura non si parla di modelli di
genere con un richiamo così esplicito alla gerarchia tra i sessi. Nella cultura
occidentale infatti vengono indicati i ruoli familiari e le immagini ipersesualizzate
della donna come fossero realtà sovraindividuali e non costruzioni culturali.
Quindi, il confronto è stato proficuo sin dall’inizio, poiché ha posto in
evidenza gli aspetti negativi legati al mantenimento del dominio da parte della
cultura occidentale, su cui grava l’assolutizzazione della visione dominante e
la non negoziazione degli assunti fondamentali, specialmente riguardo alle
modalità di relazione tra i sessi. La presunta superiorità del pensiero
occidentale è l’aggravante che impedisce di discernere sulle origini culturali della discriminazione.
Non a caso molte donne dei sud del mondo non vogliono essere chiamate
femministe, poiché in questa definizione vedono un esempio di colonialismo
culturale. Esse sostengono che non esiste un’unica strada per l’emancipazione
femminile.
Il
Convegno alla Luiss, presentato da Sebastiano Maffettone, Direttore del
Dipartimento di Scienze Politiche e Linda Lombardo, docente di lingua inglese,
è proseguito con le relazioni delle studiose, tra cui quella di Renata
Pepicelli, dell’Università di Bologna, che ha affrontato il tema dell’attivismo
di genere nei paesi dell’Africa del nord. Il primo femminismo laico nasce
all’interno del risveglio del mondo arabo. Hoda Sha’rawi (1879-1947) è l’icona
dei movimenti femminili di quegli anni. Accanto a questo esistono movimenti islamisti
per la rivendicazione dell’emancipazione femminile, che chiedono per le donne
maggiori diritti all’inteno della famiglia, ma non una vera e propria
rappresentanza politica. I movimenti islamici delle donne sostengono che la condizione
di oppressione non dipende dalla religione, ma dall’interpretazione dei testi
sacri. La loro figura di spicco è Amina Wadud. Esse propongono una riforma
della tradizione e una rilettura del Corano. Oltre ai movimenti femminili laici
e religiosi esiste un attivismo di genere e, come si può ben vedere, il
discorso sull’emancipazione femminile ferve in entrambe le rive del
Mediterraneo. Françoise Kankindi, Presidente Bene-Rwanda onlus, ha parlato
delle donne ruandesi, protagoniste della ricostruzione del paese dopo il
genocidio. F. Kankindi ha affermato di opporsi
alla definizione di femminista sul modello occidentale separatista, che
pone i sessi l’uno contro l’altro. Ha proposto un percorso emancipativo nella
prospettiva dell’uguaglianza dei generi, delle etnie e delle religioni, fondata
sul rispetto, sul confronto e sulla convivenza pacifica tra culture diverse.
Mariantonietta Saracino, docente dell’Università di Roma ‘La Sapienza’, ha illustrato
il ruolo delle scrittrici africane. La peculirarità della loro scrittura
consiste nell’aver piegato la lingua dei colonialisti ai dialetti locali per
imprimervi i contenuti desiderati. Francesca Corrao, docente di lingua e
cultura araba alla Luiss, ha parlato di Doris Lessing e dell’Africa nei suoi
scritti. Tra le figure di spicco del panorma intellettuale e politico del
continente africano, S.E. M.me Janine Tagliente-Saracino, ambasciatrice della
Costa d’Avorio in Italia e l’artista pluridisciplinare Werewere Liking, hanno
posto in evidenza la dimensione politica del ruolo delle donne africane e la
loro responsabilità nel progettare e realizzare un futuro migliore per le nuove
generazioni, educandole alla partecipazione consapevole attraverso
l’espressività e la creatività. Elena Sciso, docente di Diritto Internazionale
nella Facoltà di Scienze Politiche alla Luiss, ha parlato degli ordinamenti giuridici
adottati dall’Africa, i quali sanciscono i diritti e i doveri degli Stati
africani al fine di attuarne i principi costitutivi. Nel 1981 è stata approvata
la Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli, adottata dalla Conferenza
dei Capi di Stato e di Governo dell’Organizzazione dell’Unione Africana. Il
Trattato del 2005 dell’Unione Africana sancisce il diritto delle donne a non
essere sfruttate nei media, nella vita familiare e nel matrimonio. Pertanto, la
Carta Africana ha il dovere di attuare queste direttive. La portavoce dell’Associazione
Nazionale Donne Elettrici ha evidenziato alcune problematiche strettamente
legate alla nostra cultura, che rappresentano gli ostacoli da rimuovere per
realizzare l’uguaglianza sostanziale dei generi e tra le diverse culture. Il
dibattito, che ha avuto luogo dopo il convegno, ha offerto molti spunti di
riflessione. È emerso il valore del confronto, ovvero dello scambio basato sul
dialogo aperto e sincero tra persone appartenenti a contesti culturali diversi,
attraverso un linguaggio dai codici flessibili, quello dell’umanità. Il
programma della Festa d’Africa Festival è sul sito www.festadafricafestival.com
Manuela.
Nessun commento:
Posta un commento