domenica 14 aprile 2013

'Festa d'Africa Festival' - Festa internazionale delle culture africane



La ‘Festa d’Africa Festival’ si svolge a Roma dal 7 al 19 aprile. L’undicesima edizione del Festival Internazionale delle Culture dell’Africa Contemporanea è dedicata alle donne artiste e intellettuali africane, che sono il volto di un continente emergente. Lo scorso anno, in un articolo del giornale online Vita.it, 'Le donne che stanno cambiando l’Africa', è stata presentata la lista delle 20 giovani donne africane più influenti, tra cui attiviste per i diritti umani, blogger e imprenditrici sociali. Le nuove generazioni di donne svolgono un ruolo chiave nello sviluppo economico e tecnologico del continente, tanto che l’Unione Africana ha battezzato il decennio 2010-2020 quello della 'rivincita delle donne africane'. A luglio del 2012 infatti la Commissione dell’Unione Africana ha eletto come presidente Nkosazana Dlamini-Zuma, medico e Ministro degli Interni in Sudafrica. Inoltre, il Malawi ha accolto il secondo capo di stato donna del continente, Joyce Banda.  Ellen Johnson-Sirleaf, prima donna eletta capo di stato di un paese africano, è tutto'ora presidente della Liberia e ha ricevuto nel 2011 il premio Nobel per la Pace, insieme alla connazionale Leyman Gbowee e all'attivista araba dello Yemem Tawakkul Karmane. A livello internazionale sono stati riconosciuti i loro sforzi per fare valere e progredire i diritti delle donne. Un’altra donna africana, la keniana Wangari Maathai, aveva ricevuto il premio Nobel nel 2004, per il suo lavoro a favore dello sviluppo sostenibile.
Il ruolo femminile dunque risulta determinante per lo sviluppo di questo paese. Durante la Conferenza, che si è svolta l’8 aprile alla Luiss ‘Guido Carli’, studiose, giornaliste e scrittrici hanno portato alla luce il fermento del continente africano in continua trasformazione, in cui i/le rappresentanti di diverse culture aspirano ad ottenere la libertà di espressione e le opportunità di realizzazione personale. Il discorso è iniziato con un accenno alle immagini stereotipate delle donne africane. Il confronto con la donna africana, quale custode della tradizione e le nostre immagini di donne-oggetto, è stato di grande interesse. Ho notato che nella nostra cultura non si parla di modelli di genere con un richiamo così esplicito alla gerarchia tra i sessi. Nella cultura occidentale infatti vengono indicati i ruoli familiari e le immagini ipersesualizzate della donna come fossero realtà sovraindividuali e non costruzioni culturali. Quindi, il confronto è stato proficuo sin dall’inizio, poiché ha posto in evidenza gli aspetti negativi legati al mantenimento del dominio da parte della cultura occidentale, su cui grava l’assolutizzazione della visione dominante e la non negoziazione degli assunti fondamentali, specialmente riguardo alle modalità di relazione tra i sessi. La presunta superiorità del pensiero occidentale è l’aggravante che impedisce di discernere sulle origini culturali della discriminazione. Non a caso molte donne dei sud del mondo non vogliono essere chiamate femministe, poiché in questa definizione vedono un esempio di colonialismo culturale. Esse sostengono che non esiste un’unica strada per l’emancipazione femminile.
Il Convegno alla Luiss, presentato da Sebastiano Maffettone, Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche e Linda Lombardo, docente di lingua inglese, è proseguito con le relazioni delle studiose, tra cui quella di Renata Pepicelli, dell’Università di Bologna, che ha affrontato il tema dell’attivismo di genere nei paesi dell’Africa del nord. Il primo femminismo laico nasce all’interno del risveglio del mondo arabo. Hoda Sha’rawi (1879-1947) è l’icona dei movimenti femminili di quegli anni. Accanto a questo esistono movimenti islamisti per la rivendicazione dell’emancipazione femminile, che chiedono per le donne maggiori diritti all’inteno della famiglia, ma non una vera e propria rappresentanza politica. I movimenti islamici delle donne sostengono che la condizione di oppressione non dipende dalla religione, ma dall’interpretazione dei testi sacri. La loro figura di spicco è Amina Wadud. Esse propongono una riforma della tradizione e una rilettura del Corano. Oltre ai movimenti femminili laici e religiosi esiste un attivismo di genere e, come si può ben vedere, il discorso sull’emancipazione femminile ferve in entrambe le rive del Mediterraneo. Françoise Kankindi, Presidente Bene-Rwanda onlus, ha parlato delle donne ruandesi, protagoniste della ricostruzione del paese dopo il genocidio. F. Kankindi ha affermato di opporsi  alla definizione di femminista sul modello occidentale separatista, che pone i sessi l’uno contro l’altro. Ha proposto un percorso emancipativo nella prospettiva dell’uguaglianza dei generi, delle etnie e delle religioni, fondata sul rispetto, sul confronto e sulla convivenza pacifica tra culture diverse. Mariantonietta Saracino, docente dell’Università di Roma ‘La Sapienza’, ha illustrato il ruolo delle scrittrici africane. La peculirarità della loro scrittura consiste nell’aver piegato la lingua dei colonialisti ai dialetti locali per imprimervi i contenuti desiderati. Francesca Corrao, docente di lingua e cultura araba alla Luiss, ha parlato di Doris Lessing e dell’Africa nei suoi scritti. Tra le figure di spicco del panorma intellettuale e politico del continente africano, S.E. M.me Janine Tagliente-Saracino, ambasciatrice della Costa d’Avorio in Italia e l’artista pluridisciplinare Werewere Liking, hanno posto in evidenza la dimensione politica del ruolo delle donne africane e la loro responsabilità nel progettare e realizzare un futuro migliore per le nuove generazioni, educandole alla partecipazione consapevole attraverso l’espressività e la creatività. Elena Sciso, docente di Diritto Internazionale nella Facoltà di Scienze Politiche alla Luiss, ha parlato degli ordinamenti giuridici adottati dall’Africa, i quali sanciscono i diritti e i doveri degli Stati africani al fine di attuarne i principi costitutivi. Nel 1981 è stata approvata la Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli, adottata dalla Conferenza dei Capi di Stato e di Governo dell’Organizzazione dell’Unione Africana. Il Trattato del 2005 dell’Unione Africana sancisce il diritto delle donne a non essere sfruttate nei media, nella vita familiare e nel matrimonio. Pertanto, la Carta Africana ha il dovere di attuare queste direttive. La portavoce dell’Associazione Nazionale Donne Elettrici ha evidenziato alcune problematiche strettamente legate alla nostra cultura, che rappresentano gli ostacoli da rimuovere per realizzare l’uguaglianza sostanziale dei generi e tra le diverse culture. Il dibattito, che ha avuto luogo dopo il convegno, ha offerto molti spunti di riflessione. È emerso il valore del confronto, ovvero dello scambio basato sul dialogo aperto e sincero tra persone appartenenti a contesti culturali diversi, attraverso un linguaggio dai codici flessibili, quello dell’umanità. Il programma della Festa d’Africa Festival è sul sito www.festadafricafestival.com

Manuela.
                                                                                         

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