domenica 12 maggio 2013

Buoni e cattivi e una grande linea al centro



Ah, che tristezza che mi fanno gli invertebrati quando sbattono addosso alle pareti delle gabbiette. Cercano, ma non trovano la via d’uscita, ma poi chissà se la cercano davvero. Il linguaggio gli viene in soccorso e si sfregano le mani usando il politically correct come un fronzolo che nobilita la loro ipocrisia. Essi si preoccupano sempre più spesso di farmi sapere quello che pensano, anche e soprattutto se non gliel’ho chiesto né mi importa di saperlo. Infatti, attuano una specie di prepotenza comunicativa, gestuale o verbale, con cui mascherano il senso sgradevole delle boitate che pensano, e così si convincono di essere buoni e bravi. È l’effetto del diritto-dovere della massa che fagocita ogni singola personalità?. Forse, e chi non ha mai contato nulla continua a sbraitare, ma di nascosto. È il caso delle donnette che sbattono il cancello di casa facendogli fare il botto, convinte, poverette, che qualcuno possa considerare tanto interessante il loro inferno familiare da ficcarci il naso. Viene da pensare che sia tempo perso, anche come oggetto di studio. Pare che qualcuno gli abbia imposto di sposarsi e fare figli. In definitiva, lo scontento della famigliola tipo è pressochè insanabile. Ma i tempi sono cambiati, siamo nell’era dell’apparenza e con loro è cambiata anche la tendenza delle coppiette che si sbaciucchiavano e di solito si appartavano. Adesso, avendo un pubblico di eccezione, composto in gran parte dalle loro madri, le mirabili creaturine tendono infatti a mettersi in bella mostra: vicino a un’aiuola, in mezzo alla strada principale e, come puttini che ornano il paesaggio, riscuotono il consenso altrui, lo catturano con sguardi furtivi. Felici per l’occasione, come quelli del Mulino bianco, quando non li vede nessuno si mandano all’inferno. Le donne di mezza età sono il pubblico prediletto della coppia italica da cartellone pubblicitario. Poco importa se le eroine dei loro film muoiono per amore, come se l’amore facesse morire e non fosse la spessa coltre di ipocrisia che cinge i fattacci edulcorandone la sostanza. Ogni manifestazione di umanità li terrorizza e si preoccupano di occultare con cura soprattutto la loro. Le signore al supermarket, dopo aver riempito il bancone della cassa di generi alimentari, di beni di consumo e di uso quotidiano, estraggono il bancomat. La manifattura e la griffe della borsa e del portafogli si fanno custodi e garanti del loro ‘rango’, e la carta igienica, non è più un oggetto fatto per un suo scopo. Allo stesso modo ai sofficini e alle zucchine depositati nel carrello viene attribuito un valore aggiunto, quello della forma di pagamento, della carta o della griffe. Se una paga con soldi contanti e li tira fuori da una borsa vecchia e da un portafogli scalcagnato, le zucchine, la carta igienica e altro rimangono ciò che sono, quindi rivelano un’umanità che mangia, evacua, magari poi si lava anche, ma per essere del branco occorre disdegnarla l’umanità, la propria e quella altrui.

Cadute in disuso le facoltà umane, la scalata degli sfruttatori/sfruttatrici è quasi inarrestabile. Che soddisfazione deve essere per loro disprezzare ciò che non hanno o non possono avere. Per esempio, quando una persona realizza qualcosa di valore che pochi comprendono lo scambio proficuo avviene solo tra quei pochi. Ma, la maggior parte che non capisce neanche partecipa. Tenterà di impossessarsi di contenuti che non ha togliendoli all’opera e facendola a pezzi. Dato che per partecipare occorre avere qualcosa da scambiare la gente rapace non dà nulla di sé, ma prende e produce disarmonia. Del tutto differenti sono quelli che mettono sul piatto del bilancia dei contenuti da condividere, quelli che ti fanno un sorriso per sorriderti e basta. Sembra una cosa di poco conto, invece è di notevole importanza. Una persona che ti comunica buon umore dà, quelli che scaricano le loro frustrazioni sugli altri prendono soltanto come i parassiti. Chi ti sorride spontaneamente lo fa perché gli va. La massa roditrice invece si spalma addosso qualità che ruba ad altri, brancola e non produce, nel senso che non aggiunge significati, non dà, eppure prende, purchè mantenga e si mantenga nella prospettiva mediocre della vita associata. Addomesticati a non chiedere granchè, ci stanno bene nelle gabbiette dove fanno il minor sforzo per ottenere il minor risultato. Può essere che in un mondo al rovescio e non occorre molta fantasia per immaginarselo, la frustrazione diventi un valore da negoziare. Il peccato, dunque, di chi non vuole allinearsi sarebbe quello di rifiutarsi di condividere la prospettiva di un destino misero. Con la cultura si campa o no, eppoi come e con quale ci si campa? Io ci penso da un po’ e credo dipenda da ciò che si intende per cultura. Vista la fauna italiana composta da numerosi sostenitori e sostenitrici della cultura del depredare è sicuramente faticoso campare con la cultura del donare. Per il mercato la gratuità di un atto non ha un valore in senso stretto, ma aiuta in modo sano l’interazione tra persone basata sulla fiducia.   

Manuela.

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