Il
branco usa emarginare un individuo per poi usarlo come deposito in cui
scaricare le frustrazioni degli appartenenti. Siccome la persona ‘prescelta’ è
isolata non può confutare le loro chiacchiere e azioni malevole. Però, un modo
per combatterli si trova, bisogna mettergli davanti la loro pochezza, magari
cercare qualcuno disposto a collaborare per fargli il verso e attivare
quell’inezia di coscienza che hanno, forse, da qualche parte. Loro, in quanto
conformisti, ascoltano tutte le sirene ammaliatrici tranne la voce limpida
della coscienza che ritengono un disturbo. Nel loro striminzito mondo, che pretendono
di estendere dappertutto, pieno di oggetti-feticcio e vuoti di senso, la donna
è l’oggetto-feticcio più blasonato. Per questo, da madri a loro volta
sottomesse, sono state sfornati branchi di femmine, servili e leziose con il
maschio e cagne con le donne maggiormente indipendenti, al fine di
controllarle. Ritengono alquanto fastidioso che io parli, poiché di solito le
donne si fanno maltrattare e se ne stanno zitte, sia per ossequio al maschio
sia per non rovinare con la verità la facciata di perbenismo di tante signore e
signori ipocriti e delinquenti in quanto ipocriti.
Si
potrebbe ben dire che queste donnette, nello svolgimento delle loro funzioni,
recano un gran servigio al sistema attuale, producendo individui incapaci di
scegliere liberamente, i quali vi si incastrano perfettamente. Non a caso il
discorso sull’emancipazione femminile comprende un cambiamento nel modo di
pensare la persona umana, liberandola da concetti e categorie in funzione del
ruolo e della condizione sociale, oltre che dell’etnia e del credo religioso. Le
donne saranno pari agli uomini quando lo desidereranno veramente e
vedranno che il
privilegio di essere considerate soltanto perché incarnano un ruolo è un falso
privilegio. Anche la sicurezza è falsa in quanto, la totale identificazione con
un ruolo, limita la libertà delle donne di realizzarsi e di autodefinirsi se lo
vogliono. Comunque, non c’è da meravigliarsi se molte si rifugiano nei ruoli
tradizionali. In quanto madri e mogli, infatti, automaticamente diventano
sante. Lo stesso dicasi per gli uomini, i quali, da mariti, hanno l’opportunità
di costruirsi una bella e decorosa maschera e mettersela su, per nascondere,
entrambi, la loro cattiva coscienza o pochezza. Le donne in Italia subiscono da
sempre forti pressioni sociali a conformarsi ai modelli sessuali convenzionali.
Coloro che si rifiutano di sottostare ai doveri legati ai ruoli hanno una vita
durissima, poiché costrette a lottare contro non un ideale di femminilità, ma
contro una realtà di donnette che acchiappano quei modelli come dei salvagente.
Si tratta di bombolette di diversa estrazione sociale, che smaniano per avere
un uomo e mettersi al dito l’anello nuziale. Contente, come nel paese dei
balocchi, vivono del prestigio sociale dovuto al marito o al compagno. Le
cretine ridacchiano quando ‘vincono’ sulle altre perché più servili delle
altre. D’altronde anche il maschio per essere qualcuno nel branco deve
impreziosire la sua immagine con la figura femminile, che tratta come un
oggetto e considera una proprietà. Perciò, la giungla metropolitana pullula di
donne molto insoddisfatte, per intenderci quelle che fanno gestacci in strada o
mi chiedono qualcosa alludendo ad altro. Alcune sfoderano labbroni grossi come
gommoni, ma tutte sono desiderose di piacere e al contempo odiano quel bisogno
indotto. Esse sventolano i loro anellini indicatori di status e, accanto agli
omuncoli, sventolano la faccia da corno, poiché credono, sbagliandosi, di
suscitare ammirazione. Come già detto con l’esempio di Silvia, la capo cagna, queste
sono donne prezzolate. Tanto più sono disamorate dei loro uomini quanto più
sbraitano per tenerseli, poichè a loro interessa la posizione sociale,
l’approvazione altrui e ‘vincere’ da oppresse sulle donne più libere. Osservarle
non è facile, bisogna abbassarsi e di molto, inoltre occorre pensare da prigioniere.
In questi anni ho avuto l’opportunità di immedesimarmi e di sperimentare cosa
significa vivere in una gabbia, ma da osservatrice esterna. Infatti,
l’oppressione che le cagnette praticano su di me è quella che vivono loro
quotidianamente e da molto tempo.
L’amore
non conta per il branco, anzi, gli brucia come la camicia di Nesso. Per loro
conta soltanto il prestigio sociale, il denaro e il piccolo potere che deriva
dall’obbedienza e dal conformismo. Queste sono le meschine ambizioni di una
parte del ceto medio che scimmiotta chi il potere ce l’ha avuto con l’imbroglio
e la disonestà. Allo stesso modo, Paolo era diventato l’idolo dell’auditorio,
ovvero della platea che ascoltava le boiate della coppia criminale. Tutti
quelli che hanno ammirato il comportamento di uno stronzo, ammirano senz’altro
il comportamento di tanti altri stronzi. Quindi, non c’è da meravigliarsi se
ogni giorno ammazzano una donna e nessuno è in grado di arginare questo
fenomeno, che ha radici nella mentalità e nelle modalità di relazione tra i
sessi. La coppia fraudolenta vede minacce ovunque, in particolare il branco di
femmine punta la donna single o divorziata per costruirci l’immagine della
nemica. La famiglia di questo genere, una vera organizzazione criminale, ha
bisogno di inventare delle minacce per darsi importanza e sentirsi unita. Altrimenti,
i facenti parte della banda dovrebbero ammettere di non amarsi, ma soprattutto
dovrebbero aprire le porte delle loro case piene di sporcizia e far uscire gli
scheletri dall’armadio. Se lo facessero si vedrebbero per quello che sono e non
scaricherebbero le loro miserie altrove. Invece, serrano i cancelli delle loro
case, le tengono lontane dalla luce. Solo scoperchiandole verrebbero alla luce
uomini maiali, pronti a slacciarsi i pantaloni appena gli si rizza, per poi
attribuire tutta la colpa alla donna ‘tentatrice’. I riflettori punterebbero donnette calcolatrici e frustrate che si tengono
uomini che non amano pur di avere un po’ di visibilità. Emergerebbe il porcile
coniugale, nel senso letterale e metaforico. È dunque ora che questa gentaccia
spalanchi le porte delle proprie case.
Perché
nella popolazione si aggirano questi gruppetti dal comportamento bestiale? I quotidiani
mostrano le conseguenze dell’11 settembre nella vita sociale e politica.
Indicano come questo evento terribile abbia esteso globalmente un sentimento di
minaccia, soprattutto nelle democrazie occidentali, peraltro già in bilico. L’abbrutimento
diffuso sarebbe colpa dell’11 settembre, delle disuguaglianze sociali e della
crisi o degli stili di vita indotti dalla società dei consumi. Quest’ultima ha
sostituito il desiderio dell’essere umano di trascendere se stesso, tendendo
verso l’alto, con la produzione in serie di bisogni illimitati, con la
problematizzazione del vuoto e il dovere di riempirlo di oggetti. Forse non è
uno, ma tutti questi fattori. Comunque, io non ho la soluzione nella tasca.
Il
male e la stupidità che gli è compagna non sono invenzioni contemporanee. Oggigiorno,
più della metà della popolazione mondiale non ha di che sfamarsi, il razzismo
esiste dentro gli stadi e fuori. Perciò, mi dico di non lamentarmi. È vero, il
male e la stupidità sono erbacce difficili da estirpare, ma ciò non mi
costringe ad accettarli per forza. A me non frega niente che un tizio o una
tizia mi dileggino perché nel profondo hanno paura del terrorismo, della
povertà, sentono un vuoto dentro oppure perchè hanno una vita infernale. A me
interessa spedirli il più lontano possibile e se ciò non rientra nei miei
poteri, vorrei che si stessero zitti e zitte, che chiudessero per sempre la loro
bocca, simile a una cloaca e se ne stessero al loro posto. Il male agito dal
branco fa pensare a quello pianificato con precisione dai sistemi totalitari,
in cui, per sterminare degli esserei umani, dovettero prima disumanizzarli agli
occhi della popolazione e dei soldati. Infatti, se avessero provato empatia non
avrebbero agito con tanta efferatezza. Anche gli stereotipi contribuiscono alla
disumanizzazione dell’altro e, nei regimi dittatoriali, sono stati necessari
per giustificare l’uccisione di molte persone. Attraverso la disumanizzazione da
persona si diventa ‘cosa’, su questo argomento è apparso un articolo nella ‘Repubblica’
del 2 agosto. L’esperienza menzionata, che riporto alla mia, fa pensare a un
odio razziale. La differenza è che ora non siamo in un regime e le libertà
democratiche implicano una corrispondenza tra le azioni dei singoli e le loro
scelte consapevoli ed oneste. Non si tratta più di cieca obbedienza
all’autorità, ma di libertà. A dirla tutta, in Italia, come in altri paesi, c’è
la libertà di espressione, ma qui comprende tutti gli argomenti e le opinioni
tranne che la verità. Io sono stata presa di mira da una massa di gentaglia
ipocrita perché ho parlato della mascalzonaggine di un uomo mascalzone, mentre
le altre donne in genere tacciono. Tipico malcostume italico, si dirà. Ma non è
solo questo, in ciò che mi è successo emerge la volontà da parte dell’ambiente
di reprimere la mia voce, che riequilibra l’ago della bilancia della giustizia
e di conseguenza mette in crisi la facciata perbenista di gente delinquente,
portandone alla luce la sporcizia. La gente ad essere cattiva ci mette poco,
soprattutto se fomentata da una campagna diffamatoria, anche questa potrebbe
essere una spiegazione. Negli anni Sessanta lo psicologo Stanley Milgram fece
un esperimento, chiese ad alcuni studenti di assisterlo e punire altri
studenti, sottoponendoli a scariche elettriche quando sbagliavano una prova. Le
scariche elettriche erano finte e gli studenti simularono sofferenza. Il
risultato fu che gli studenti aguzzini aumentarono la frequenza delle scosse,
soltanto pochi di loro si rifiutarono di obbedire all’autorità. Nel 1971 lo
psicologo Philip Zimbardo condusse un’indagine con 24 studenti dell’università
di Stanford, che divise in due grupi: poliziotti e prigionieri. I poliziotti
incarcerarono i prigionieri in modo realistico e le guardie infierirono sempre
più aggressivamente sui prigionieri con atteggiamenti e modi di fare (il
filmato ‘Quiet Rage è visionabile nel web). Ma qui non si tratta di gallismo,
né soltanto di cattiveria spicciola. Dall’accaduto emerge che molta gente è
violenta e soprattutto che c’è violenza e aggressività dove ci dovrebbe essere
amore, cioè nella famiglia, o meglio in alcune famiglie. Quell’istituzione che
il branco trasfigura, e al contempo difende strenuamente per nasconderne le
macagne.
Io,
come credo la pensino tutti quelli che hanno provato sulla loro pelle le
conseguenze della stupidità e della cattiveria umana, non ho la pretesa di
insegnare qualcosa a qualcuno, tantomeno agli inconsapevoli con dolo. A questo
dovrebbero pensare i governi e i poteri sovraindividuali e sovraterritoriali,
quando pianificano la vita dei governati, indifferenti agli effetti, chè poi a
sbrogliare le rogne ci pensa chi vive tra la massa, non i rappresentanti di
tali poteri.
Manuela.
Nessun commento:
Posta un commento