domenica 28 luglio 2013

Nel branco l'amore non conta...



... nel branco conta mentire. Il branco di bestie si è arrogato il diritto di farmi le pulci, di conseguenza io ho indagato il loro comportamento. Siccome chi osserva è osservato, ho potuto constatare che ci sono moltissime coppie come Silvia e Paolo, le quali non si amano e scaricano la loro sporcizia ovunque. Essi invadono lo spazio pubblico e nel mio caso anche quello privato, poiché non hanno il coraggio di guardare nel proprio. È l’attenzione ciò che vogliono e l’avranno. Cominciamo subito da un esempio. Silvia, la cagna per capirci, mi ha tampinata per anni come una stolker, ha messo contro di me i miei amici, colleghi e conoscenti. Se fosse stata onesta avrebbe rivolto l’attenzione alla sua di vita in cui avrebbe trovato facilmente del marcio. Ha potuta sputacchiare veleno senza che nessuno la redarguisse in quanto moglie cornuta e disamorata del marito. Come dicevo la volta precendente, la realtà del branco, che spacciano come l’unica realtà possibile, dà diritto alla cagna maritata di maltrattare l’ipotetica rivale, poichè donnette del genere adorano sentirsi compatite dagli altri. Possiamo definirla la cagna-capo e, se ha manipolato il mio entourage per avere un po’ di importanza, avrà la soddisfazione che cercava. Forse è la più cagna di tutte, ma ce ne sono tante simili a lei, le quali sopportano malvolentieri la vicinanza dei compagni o mariti, ma si immolano per avere uno status. Comunque, preferisco estendere il campo di indagine alla gente, quella che per strada mi fa segnacci, mi pone domande alludendo ad altro per schernirmi o provocarmi. Assisto a tali comportamenti e mi viene da pensare che i cretini, maschi e femmine, dovrebbero restare nei loro recinti, e invece sconfinano di continuo. Bisogna compatirli, poiché l’unica soddisfazione che hanno è quella di rompermi le balle. Ma, pensandoci meglio, credo che si comportino in questo modo per legittimarsi attraverso l’aggressività, come fecero Silvia, Paolo e le altre bestie, seguendomi ovunque. Dato che si tratta di un gruppetto di nuova fattura, che non ha un universo di riferimento collaudato, queste bestie devono giustificare la loro esistenza nello spazio sociale con la prepotenza. Essi non si identificano nei valori fondamentali del rispetto della dignità umana, della libertà individuale associata alla partecipazione democratica. Questi sono ideali troppo alti ed è difficile che, strisciando in terra, ne colgano il senso. Tutt’al più si idenficano negli interessi particolaristici legati all’attività che svolgono. Se hanno dei beni materiali da esibire, attirano la stima della massa. Silvia e Paolo, con dei quattrini ma senza educazione né rispetto, hanno imbambolato gli astanti. Nonostante nei mie confronti si siano comportati da criminali, nessuno o veramente pochi li hanno visti con gli occhi puliti, quel tanto che basta da giudicarli per quello che essi sono. C’è da dire che in questo paese vige un tacito accordo basato sulla strenua difesa della sporcizia coniugale, da nascondere a tutti i costi. Il loro è una specie di patto mafioso, neanche davanti all’evidenza ammetterebbero che hanno una vita di merda. Non sono disposti a prenderne coscienza, altrimenti il castello di carte salterebbe per aria: un piccolo potere concesso loro in un paese dove non conta il merito, non contano le capacità nè la buona volontà nè l’onestà. Dove non importa se si sta insieme senza amore, ma importa esporre la coppia istituzionale con lo strascico di vari status symbol. Essi confondono l’amore con il concetto di proprietà, che estendono in tutti gli ambiti dell’esistenza. L’ipocrisia conta di più della sincerità, anzi chi è sincero gli sta sulle palle. Infatti, in un ambiente del genere, la propensione alla sincerità mi ha causato non pochi problemi. L’ipocrisia e le menzogne socialmente approvate hanno un valore, così come ce l’ha chi è ipocrita, perché, per coprire tutta questa corruzione, innanzitutto degli animi, bisogna saper mentire. Prestar giuramento a nobili ideali è oneroso, ma cedere all’immaginario ridicolo del branco, che impone a tutti con la prepotenza, è inaccettabile. Si tratta di beni materiali come l’automobile, l’abbigliamento, che nel loro mondo diventano feticci, rimandano a qualcos’altro e vi si identificano. Non hanno la capacità di concepire un pensiero astratto in cui rivedersi, perciò misurano il prestigio sociale con gli oggetti. È con questi riferimenti simbolici che si ostinano a interpretare i comportamenti e le parole delle persone che gli danno fastidio: io, ma anche altri, forse meno combattivi di me che ne parlo. In quanto gruppo non svilupperebbero senso di appartenenza se non con la violenza, poiché nulla li sorregge, né un ideale né un disegno comune volto al rispetto reciproco.
Io mi dispiaccio se lascio la mente errare nei difetti fisici altrui, se mi scopro a criticare malamente un modo di vestire o di atteggiarsi. Infatti subito dopo aggiusto i pensieri. Invece i cavalli di battaglia di quelli del branco sono la maldicenza e l’atteggiamento vessatorio, volti a umiliare le persone che temono in quanto moralmente più elevate e non c’è bisogno di vincere un premio per esserlo nei loro confronti. La competizione per l’affermazione di sè ormai si svolge secondo queste regole: mancando, in generale, la buona volontà e l’intraprendenza, va di moda la calunnia e mezzucci simili. Il successo conta di più del riconoscimento stabilito secondo regole leali. Il gioco è truccato e chi vuole competere con onestà viene tagliato fuori. Lo stesso discorso vale per l’ambito relazionale. Siccome c’è competizione dove dovrebbero entrare in gioco le emozioni, molte donne annientano le ‘rivali’ con la chiacchiera maligna, ciò per accaparrarsi un uomo e ricevere il tesserino di convalida, la posizione sociale tanto agognata a scapito della felicità. In effetti in Italia le donne vengono apprezzate soltanto in qualità di mogli e madri. I ruoli da cui non riescono a svicolare le ingabbiano e frustrano le loro aspettative. Si potrebbe dire molto su questo argomento, se non fosse già stato detto tutto, ma nessuno ha ascoltato. Di fatto le donne che non accettano un misero destino e si ribellano, in questo paese rischiano di fare un brutta fine.
Il gruppetto di bestie ignora i principi umani universalmente riconosciuti, però, non si comporta bestialmente con tutti. Per esempio, molti di loro si inchinano di fronte a quelli che hanno uno status più alto e si sfogano con gli altri. Nel tempo ho avuto modo di scrostare la superficie e far emergere qualcosa che assomiglia a uno scenario horror, soltanto che questo non è un racconto, ma la realtà. Ho condotto me stessa, le mie idee e i miei sentimenti dove credevo ci fosse qulacuno capace di recepire e il tempo mi sta dando ragione. L’aspetto più terribile di questa vicenda è stato scoprire che il branco mette le etichette anche ai sentimenti, all’amore soprattutto. Secondo la logica dovrebbero frequentare i propri simili. Tuttavia, essi difettano di entusiasmo e di sentimenti genuini, della volontà e della speranza di poter far qualcosa di buono e si attaccano come parassiti a coloro i quali tutte queste carattereristiche ce le hanno. Dico di me, ma sono quasi certa che ce ne siano altri che fungono da alimentatori di energia o da attaccapanni, il che è il ruolo complementare al rifornitore di energia. I gruppetti bestiali tarano verso il basso le ambizioni, azzerano le passioni, poiché seguirle costa fatica e senso di responsabilità. Non c’è da meravigliarsi se le donne del branco sono delle implacabili rompicoglioni. Esse smaniano per affermarsi sposandosi, la loro maggiore ambizione è riempirsi la pancia. In fondo sperano che il marito gli metta le corna per sentirsi importanti. Tutto qua. Non pensano all’amore. Gli hanno inculcato un elenco di istruzioni: l’amore corrisponde a uno che ti offre la cena, ti viene a prendere sotto casa con la macchina, tu devi essere remissiva e farlo sentire importante, magari fingere a letto e fuori. Questo è il prezzo da pagare per essere qualcuno. È questa la loro realtà che vorrebbero imporre a tutti. Si è avverato ciò che Pasolini ha detto nel film ‘Teorema’, che sarebbe venuto l’amore sotto forma di angelo e i borghesi non l’avrebbero riconosciuto, per questo li avrebbe sterminati. Il branco, che è qualcosa di diverso e forse peggio dei borghesi di cui parlava Pasolini, non riconoscono l’amore, vedono il male nei sentimenti disinteressati, perché il male ce l’hanno dentro. Hanno occhi sporchi con cui guardano sporcando. Vorrebbero essere sempre rassicurati da un ordinamento sociale, politico, giuridico meno, che gli dica come comportarsi, per poi eludere le norme a piacere, ma senza dare nell’occhio. Non è che l’ordine sociale o politico dica: ‘Dovete amare nel modo giusto’ e loro amano nel modo giusto, ‘dovete percepire il significato profondo dei valori umani universali’ e loro li percepiscono. Nulla garantisce questo. Eppure, essi si rifugiano nelle sovrastrutture per dare importanza alle loro unioni senza amore, alle loro vite senza vitalità.
Se c’è qualcosa di veramente tragico e corale in questa vicenda è la lotta, per la difesa dei sogni nostri e delle nuove generazioni, dall’annichilimento ad opera dei morti viventi. Nessuno dovrebbe manipolare o giocare con i sogni delle persone. La rivoluzione culturale che doveva cambiare il mondo ha fallito. Il cammino di emancipazione delle donne si è bloccato ed è rimasto invischiato nella modalità dello sfruttamento su cui si basa la corruzione e lo sfruttamento. Un modo per agire il potere senza danneggiare gli altri consiste nel cambiare in meglio i sistemi che ci vanno stretti. La rassegnazione non è la regola.   
     
Manuela.
  


     

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