domenica 14 settembre 2014

Dignità.


La cattiva nomea se la passano come una iattura. Da ragazzina si usava così, quando vedevamo alcune persone, le amiche si sbrigavano a spedire la iella altrove. Io ero lì che mi pigliavo le sore e i rosci, ci rimanevo come una tonta. Forse questo fatto chiarisce l’evolversi degli eventi.
In ogni modo, lo sostengono gli studi compiuti che oggigiorno il valore di una donna è ancora influenzato dal giudizio morale e dall’approvazione sociale più del valore maschile. C’è da dire che molte abboccano al giochetto utilizzato con scaltrezza per controllare il comportamento femminile. Mica di rado i maschietti ne approfittano. Una domanda sorge spontanea: se quelle credono davvero che alcuni comportamenti inerenti la sfera sessuale siano riprovevoli e li mettono in atto (lo fanno, lo fanno) allora son davvero un po’ zoccole. Perché mandare via la iattura, che poi c’è la tonta ad andarci di mezzo?. Un’altra domanda: se la tendenza a idealizzare gli altri è giudicato un comportamento irrazionale, la tendenza a sopravvalutarsi pretendendo di stabilire il valore di una persona come è giudicato?.
Non è che qualcuno può venirmi a dire come mi devo sentire e cosa devo pensare. Io la dignità ce l’ho, non ho bisogno del timbro di convalida. Posso smontare qualsiasi appunto a scapito della totalità della personalità femminile, poiché ogni critica non poggia su nessuna ragione oggettiva e soprattutto non è pertinente alla sfera personale. Uno degli argomenti di cui non si parla mai, di cui si parlava non più di trent’anni fa, è la conoscenza e la comprensione dell’altro sesso tramite la frequentazione, non destinata necessariamente a coronarsi con le nozze. E domando: con tutti gli uomini che si passano e se li passano, anche se vorrebbero far credere il contrario, è possibile che queste non capiscano le debolezze, gli stati d’animo più profondi? No, perché li dichiarano arbitri indiscussi delle loro azioni e ambiscono ad aggiudicarsi il primo posto nella graduatoria della desiderabilità, oppure capiscono le manchevolezze di un uomo e tacciono per non farlo inquietare. Che mi costerebbe far buon viso a cattivo gioco e tacere? In effetti mi costerebbe molto sul piano della coerenza. Perchè se dicessi che non gliene frega niente a nessuno di comprendersi profondamente mi costerebbe qualcosa? Sì, però sarei più fedele alle mie idee. 
E, allora, ripigliatevi la iattura!  


Manuela Grillo Spina.

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