domenica 9 giugno 2013

Il futuro che c'è

Quando si parla di violenza sulle donne raramente si menziona il ruolo delle donne stesse non nel causare la violenza, ma riguardo il comportamento a seguito di tali avvenimenti. Non di rado però alcune persone del mondo dello spettacolo e della cultura, soprattutto donne, fanno notare la responsabilità di ciascuna nel fermare o perpetrare atti e atteggiamenti negativi nei loro confronti, da parte degli uomini e non solo. Ad esempio è stato detto chiaramente che un compagno o un marito che maltratta la consorte non la ama, forse perchè alcune hanno ancora dei dubbi in merito. 
Ciò che stupisce davvero è la pervicacia di alcune nel tenersi compagni che le maltrattano, nel coprirli e, anche quando se ne separano, persistono nello struggimento come se l’assennatezza a loro favore sia un fastidio. Sospese tra la cieca ostinazione distruttiva e la voce della coscienza che vorrebbero zittire, quando sono costrette a seguirla, per tutelare la prole se c’è, forse se ne rammaricano. Ne fanno una questione di capacità personale, dato che secondo la mentalità ipocrita cui fanno riferimento una brava moglie o compagna tutto sopporta. É tanto brava se cambia il partner, alla faccia dell’amore e dell’accettazione dell’altro. E ancora deve essere ‘forte’ caratterialmente da sopportare i maltrattamenti, far finta di nulla per salvare l’ideale piccolo borghese del decoro. 
 Ma è possibile che agli albori del nuovo secolo aleggino sopra le teste di ognuno a mo’ di zombie delle entità sovraindividuali quali la famiglia, intesa come istituzione tradizionale, che ignora le persone, i loro veri desideri, le ambizioni, così come impone il sacrificio dell’amore e dell’affetto sincero per mantenere il dominio sulla vita sociale?. È possibile, dal momento che la cronaca e il vissuto quotidiano ci riportano fatti che evidenziano una forte conflittualità tra i sessi, soprattutto in famiglia. Ciò che mi sorprende però è che le donne sono quelle maggiormente conformi e obbedienti alle convenzioni e agli stereotipi che le vogliono succubi. Esse sono le garanti di quell’ordine sociale che nuoce a loro e, in definitiva, anche agli uomini violenti che dicono di amare, poiché li priva dell’opportunità di ravvedersi. Simili modalità di condurre il gioco cozzano contro le istanze di partecipazione democratica, di giustizia e uguaglianza, di pluralismo e creatività che colorano la contemporaneità con spiragli di luce e refoli di aria frizzante. Una coppia si definisce dal certificato di matrimonio? Cos’è una coppia? In che modo si autodefiniscono le donne e gli uomini nel nuovo millennio? Tali domande non hanno risposte, la questione la risolvono non parlandone. Per questo il discorso sul femminicidio è davvero spinoso e coinvolge a vari livelli tutta la società, nella possibilità di cambiare il modo di rappresentarsi e di trasmettere alle nuove generazioni qualcosa di buono, anziché rassegnazione, disonestà e brutalità. Un discorso necessario, che vada oltre il chiacchiericcio, è sul futuro che c’è, adesso.

Manuela.

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