Quando
si parla di violenza sulle donne raramente si menziona il ruolo delle donne stesse
non nel causare la violenza, ma riguardo il comportamento a seguito di tali
avvenimenti. Non di rado però alcune persone del mondo dello spettacolo e della
cultura, soprattutto donne, fanno notare la responsabilità di ciascuna nel
fermare o perpetrare atti e atteggiamenti negativi nei loro confronti, da parte
degli uomini e non solo. Ad esempio è stato detto chiaramente che un compagno o
un marito che maltratta la consorte non la ama, forse perchè alcune hanno
ancora dei dubbi in merito.
Ciò che stupisce davvero è la pervicacia di alcune nel tenersi
compagni che le maltrattano, nel coprirli e, anche quando se ne separano,
persistono nello struggimento come se l’assennatezza a loro favore sia un
fastidio. Sospese tra la cieca ostinazione distruttiva e la voce della
coscienza che vorrebbero zittire, quando sono costrette a seguirla, per
tutelare la prole se c’è, forse se ne rammaricano. Ne fanno una questione di
capacità personale, dato che secondo la mentalità ipocrita cui fanno riferimento
una brava moglie o compagna tutto sopporta. É tanto brava se cambia il partner,
alla faccia dell’amore e dell’accettazione dell’altro. E ancora deve essere
‘forte’ caratterialmente da sopportare i maltrattamenti, far finta di nulla per
salvare l’ideale piccolo borghese del decoro.
Ma
è possibile che agli albori del nuovo secolo aleggino sopra le teste di ognuno
a mo’ di zombie delle entità sovraindividuali quali la famiglia, intesa come
istituzione tradizionale, che ignora le persone, i loro veri desideri, le
ambizioni, così come impone il sacrificio dell’amore e dell’affetto sincero per
mantenere il dominio sulla vita sociale?. È possibile, dal momento che la
cronaca e il vissuto quotidiano ci riportano fatti che evidenziano una forte
conflittualità tra i sessi, soprattutto in famiglia. Ciò che mi sorprende però
è che le donne sono quelle maggiormente conformi e obbedienti alle convenzioni
e agli stereotipi che le vogliono succubi. Esse sono le garanti di quell’ordine
sociale che nuoce a loro e, in definitiva, anche agli uomini violenti che
dicono di amare, poiché li priva dell’opportunità di ravvedersi. Simili
modalità di condurre il gioco cozzano contro le istanze di partecipazione
democratica, di giustizia e uguaglianza, di pluralismo e creatività che
colorano la contemporaneità con spiragli di luce e refoli di aria frizzante. Una
coppia si definisce dal certificato di matrimonio? Cos’è una coppia? In che modo
si autodefiniscono le donne e gli uomini nel nuovo millennio? Tali domande non hanno
risposte, la questione la risolvono non parlandone. Per questo il discorso sul
femminicidio è davvero spinoso e coinvolge a vari livelli tutta la società, nella
possibilità di cambiare il modo di rappresentarsi e di trasmettere alle nuove
generazioni qualcosa di buono, anziché rassegnazione, disonestà e brutalità. Un
discorso necessario, che vada oltre il chiacchiericcio, è sul futuro che c’è, adesso.
Manuela.

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