Nella strategia del livellamento al basso, in un’uguaglianza
da fifoni ‘dobbiamo restare cittadini a pari e basso merito’ (‘Una politca
piatta e vuota. Basso merito zero ambizioni’ di G. De Rita, nel Corriere della
Sera, 21/5/2013). I politici sono disposti a chiudere gli occhi? O a prendersi
le colpe degli elettori, solo loro sono corrotti o corruttibili, solo loro
pensano al profitto e al potere. E gli elettori? Nella celebrazione pubblica
della correttezza nascondono l’intenzione contraria, da praticare in privato e
pensano di farla franca.
Ad aprire un varco di luce ci vorrebbe una persona
tanto temeraria quanto onesta che dica: ‘Cari italiani/e state a pezzi. Sì,
state a pezzi. Siete diventati un popolo mediocre, di mediocri ambizioni e
pauroso di stare meglio, di impegnarvi e di sperare. Avete scambiato la realtà
per la finzione, complice il potere, certo. Vi sbattete in un mondo di
plastica, perché di plastica siete, consolandovi con i feticci mediatici del
reale, costringendo qualcuno a incarnare i vostri difetti o pregi, quelli che
avete o vorreste avere'. Certo il discorso non verrà dai politici che hanno
paura di togliere il velo di ipocrisia che cinge gli occhi della gente
inimicandosi l’elettorato. La temerarietà del gesto consiste nel carattere
turbativo di un ordine pubblico solo di facciata. E nessuno o quasi è disposto
ad accollarsi una responsabilità del genere, sopratutto perché poi dovrebbe
proporre dei programmi veri per risolvere il malcontento. Tanto hanno invocato
l’intercessione del dio mediatico per alleviare le loro pene che in base alla legge
del contrappasso la risposta arriva proprio da un film. È ‘Viva la libertà’ di
Roberto Andò, ambientato nell’Italia dei nostri giorni. Tutt’altro dalla pappa
della fiction con funzione lenitiva. Il protagonista, Enrico Olivieri, è il
segretario del partito dell’opposizione, un politico in crisi di vocazione che
fugge dal parapiglia e si rifugia presso una sua vecchia amica che vive a Parigi.
I compagni di partito lo cercano invano e risolvono con il fratello gemello di
Enrico, Giovanni, un professore di filosofia, cosiddetto pazzo. Questi irrompe
nella scena pubblica, infiamma le folle con discorsi appassionati e densi di
significato, parla di responsabilità individuale, dà la carica ai suoi
collaboratori e compie la rivoluzione che molti aspettavano compisse il
fratello, il quale, nel frattempo, recupera parte della sua vita e dei suoi
amori. In quanto ‘pazzo’ e sapiente Giovanni è anche estremamente onesto, non
la manda a dire a nessuno, si mette a recitare Shakespeare nell’udienza con il
Presidente della Repubblica e, in una sequenza bellissima, balla il tango con
la Merkel. Ricorda il fool shakespeariano, cioè colui che può dire la verità
perché è fool. Il fatto però è che le sferzate del Prof. in questo caso potrebbero
cambiare veramente il paese e in meglio. In una scena del film il presidente
del partito, ovvero il gemello bizzarro, è seguito da uno stuolo di
giornalisti. Uno di loro gli pone una domanda sulle alleanze con il partito
rivale, a cui il leader riponde così: ‘Ragazzo, il consenso è una cosa seria, non
ha niente a che fare con le alleanze, significa parlare alla coscienza della
gente’. Il consenso non è propaganda, nel consenso si riflette l’impegno del
politico. Il film ‘Viva la libertà’ racconta una favola, dipinge il nostro
paese come il luogo in cui vorremmo abitare, tra connazionali che non hanno
paura di vivere e di farcela. In questo posto abbiamo vissuto. L’Italia era
così. Pur non essendo mai stato un luogo idilliaco, c’era posto per gli ideali
e lo spazio del possibile esisteva nel cuore di ognuno.
Manuela.
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