lunedì 17 giugno 2013

'Viva la libertà' - R. Andò



Nella strategia del livellamento al basso, in un’uguaglianza da fifoni ‘dobbiamo restare cittadini a pari e basso merito’ (‘Una politca piatta e vuota. Basso merito zero ambizioni’ di G. De Rita, nel Corriere della Sera, 21/5/2013). I politici sono disposti a chiudere gli occhi? O a prendersi le colpe degli elettori, solo loro sono corrotti o corruttibili, solo loro pensano al profitto e al potere. E gli elettori? Nella celebrazione pubblica della correttezza nascondono l’intenzione contraria, da praticare in privato e pensano di farla franca.
Ad aprire un varco di luce ci vorrebbe una persona tanto temeraria quanto onesta che dica: ‘Cari italiani/e state a pezzi. Sì, state a pezzi. Siete diventati un popolo mediocre, di mediocri ambizioni e pauroso di stare meglio, di impegnarvi e di sperare. Avete scambiato la realtà per la finzione, complice il potere, certo. Vi sbattete in un mondo di plastica, perché di plastica siete, consolandovi con i feticci mediatici del reale, costringendo qualcuno a incarnare i vostri difetti o pregi, quelli che avete o vorreste avere'. Certo il discorso non verrà dai politici che hanno paura di togliere il velo di ipocrisia che cinge gli occhi della gente inimicandosi l’elettorato. La temerarietà del gesto consiste nel carattere turbativo di un ordine pubblico solo di facciata. E nessuno o quasi è disposto ad accollarsi una responsabilità del genere, sopratutto perché poi dovrebbe proporre dei programmi veri per risolvere il malcontento. Tanto hanno invocato l’intercessione del dio mediatico per alleviare le loro pene che in base alla legge del contrappasso la risposta arriva proprio da un film. È ‘Viva la libertà’ di Roberto Andò, ambientato nell’Italia dei nostri giorni. Tutt’altro dalla pappa della fiction con funzione lenitiva. Il protagonista, Enrico Olivieri, è il segretario del partito dell’opposizione, un politico in crisi di vocazione che fugge dal parapiglia e si rifugia presso una sua vecchia amica che vive a Parigi. I compagni di partito lo cercano invano e risolvono con il fratello gemello di Enrico, Giovanni, un professore di filosofia, cosiddetto pazzo. Questi irrompe nella scena pubblica, infiamma le folle con discorsi appassionati e densi di significato, parla di responsabilità individuale, dà la carica ai suoi collaboratori e compie la rivoluzione che molti aspettavano compisse il fratello, il quale, nel frattempo, recupera parte della sua vita e dei suoi amori. In quanto ‘pazzo’ e sapiente Giovanni è anche estremamente onesto, non la manda a dire a nessuno, si mette a recitare Shakespeare nell’udienza con il Presidente della Repubblica e, in una sequenza bellissima, balla il tango con la Merkel. Ricorda il fool shakespeariano, cioè colui che può dire la verità perché è fool. Il fatto però è che le sferzate del Prof. in questo caso potrebbero cambiare veramente il paese e in meglio. In una scena del film il presidente del partito, ovvero il gemello bizzarro, è seguito da uno stuolo di giornalisti. Uno di loro gli pone una domanda sulle alleanze con il partito rivale, a cui il leader riponde così: ‘Ragazzo, il consenso è una cosa seria, non ha niente a che fare con le alleanze, significa parlare alla coscienza della gente’. Il consenso non è propaganda, nel consenso si riflette l’impegno del politico. Il film ‘Viva la libertà’ racconta una favola, dipinge il nostro paese come il luogo in cui vorremmo abitare, tra connazionali che non hanno paura di vivere e di farcela. In questo posto abbiamo vissuto. L’Italia era così. Pur non essendo mai stato un luogo idilliaco, c’era posto per gli ideali e lo spazio del possibile esisteva nel cuore di ognuno.  

Manuela.
www.arcalibera.com        
     
       

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