domenica 2 giugno 2013

Contro la violenza la ribellione allo status quo



In Italia la Camera dei deputati ha approvato il disegno di legge di ratifica della Convenzione di Istanbul (2011) in materia di violenza sulle donne che deve essere approvato dal Senato. La Convenzione di Istanbul è uno strumento di diritto internazionale che ‘crea un quadro giuridico di riferimento per combattere la violenza contro le donne’ e sancisce che tale violenza è una violazione dei diritti umani. Il documento avrà conseguenze di riguardo se sarà integrato dalle direttive europee in merito alla protezione di vittime o potenziali vittime di reati, alla direttiva sulla repressione della tratta di esseri umani, alla direttiva relativa alla lotta contro lo sfruttamento dei bambini e la pornografia infantile.
La Convenzione di Istanbul si esprime sulla violenza domestica e non compiuta contro le donne, sulla persecuzione dei rei, sulle mutilazioni dei genitali, che sono in uso in alcuni paesi e mira a fermare questi reati facendo prevenzione. Ciò al fine di scardinare gli stereotipi e i modelli sessuali maschili e femminili, i quali sono responsabili della violenza sulla persona. Gli stereotipi infatti favoriscono la conflittualità tra i sessi in quanto relegano la donna in una posizione subordinata nei confronti dell’uomo e rappresentano la virilità come l’unico modello vincente per l’uomo e indirettamente per la donna. Il possesso, la forza, la prevaricazione entrano di prepotenza nei modi di relazione tra i sessi e nella vita pubblica, coadiuvati dalla cultura, dal sistema politico ed economico e dalla modalità dello sfruttamento e del disimpegno, che trovano espressione in molti ambiti dal lavoro, ai ruoli familiari, dal tempo libero, al rapporto con lo spazio pubblico. Siccome la modalità del possesso si concretizza nell’ambito della sessualità, viene da pensare che sarebbe il caso si parlasse della sessualità femminile. Anche su questo argomento è stato detto tutto, ma ribadire qualche concetto non ancora ben recepito potrebbe essere interessante. Dopotutto, ogni donna sa o dovrebbe sapere di che si tratta. Di conseguenza ognuna, almeno in teoria, è libera di esprimersi sul tema in questione. Se diventasse, come in parte è diventato, l’ennesimo proclama del diritto al godimento senza limiti, direi no grazie, chè, francamente, stendere un altro vessillo con la pretesa all’ingroppata è un favore al sistema vigente. Quello infatti è per ricalcare il modello maschilissimo di sessualità, per controllare qualsiasi forma di conflittualità e dissenso sociale. Possedere, consumare per ripossedere e consumare di nuovo altri oggetti in forma umana? Eh no, perché essere trattate come distributori di piacere non è esattamente ciò che avevano in testa quelle che dicevano: ‘Il corpo è mio’. Certo, era uno slogan, ma il piacere femminile non è una bazzecola. Infatti, in molti paesi è proibito, cioè quei paesi dove praticano le mutilazioni genitali femminili. Da noi che siamo più ‘civili’ non tagliano il clitoride, ma educano le donne a sottovalutare i propri desideri, che non vanno bene, ma a sacrificarsi per gli altri invece va bene. L’orgasmo femminile implica la consapevolezza di avere un corpo, una mente e, vorrei esagerare, anche un modo particolarissimo di sentire, di amare e di vivere. Il che non dischiude le porte a paradisi sintetici, cioè quei mondi dei balocchi dove tutto è conquistabile e in cui generazioni intere sono cresciute poco e male. Il piacere autentico dischiude le porte dell’interiorità. Certo, non è l’unico fattore della vita di una donna capace di metterla in comunicazione con se stessa, ma, colei che desidera, pensa anche di poter essere amata e capita perché si ama abbastanza. E riuscire ad uccidere moralmente una donna che si ama è difficile. Senza dubbio l’uomo è fisicamente più forte della donna, perciò, per contrastare la violenza, in alcuni casi c’è bisogno dell’aiuto delle forze dell’ordine. Ma nell’ambito della violenza psicologica non ci sono differenze oggettive, la donna può combattere, allontanare un uomo o una qualsiasi persona che la molesta e, in questo, il fatto di amare se stessa ha un ruolo determinante. Non è un’ovvietà, di fatto non lo è.  

Manuela.

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