In
Brasile la popolazione si è ribellata per l’aumento del prezzo del biglietto
dell’autobus. In Turchia perché il governo di Erdogan voleva trasformare un parco
in un centro commerciale. Erdem Gündüz, coreografo, ha ideato una forma d’arte
e di protesta civile in piazza Taksim a Istanbul, cui stanno partecipando
uomini e donne. È ‘l’uomo in piedi’. L’aumento del biglietto del bus, l’espropriazione
di un’area pubblica hanno colmato un vaso traboccante. Nei paesi dove si sta un
po’ meno peggio, ciò non succede, la guerriglia si consuma sul piano sociale. I
conflitti vengono ammortizzati da categorie di persone adatti allo scopo. Ci
sono gli immigrati, gli emarginati, le donne e a volte i bambini. Non è cinismo,
è che il modello vincente di assoggettamento e di sfruttamento di un individuo
sull’altro e sull’ambiente è devastante, ma apparentemente proficuo, non solo
dal punto di vista economico. Sopratutto viene prospettato come l’unico e il
migliore sistema in cui vivere. In Italia l’ammortizzatore sociale per
eccellenza sono le donne, che si occupano senza fiatare, almeno così fanno
credere, di mariti, bambini, anziani e poco, veramente molto poco, di se
stesse. Ragionando in termini generali si potrebbe dire che con l’avvento della
globalizzazione sia l’idea di Stato-nazione a sfaldarsi e con essa i dogmi su
cui poggiava, primo fra tutti quello della famiglia tradizionale, delle gerarchie
e dei ruoli. In tal senso la realtà italiana offre molti spunti.
L’assetto
della famiglia tradizionale non è stato creato in poco tempo. Oggiogiorno però
lo sfruttamento e l’assoggettamento femminile diventano fonte di conflitti. Complici
le donne, che contrattano lo status di moglie con una serie di doveri cui
ottemperare. Il prezzo da pagare è la felicità, ma con il vantaggio di essere
qualcuno, dato che se vivessero per sé, senza essere usate dalla società, non
sarebbero nessuno. Il punto in questo paese malmesso è di essere qualcuno ed è
un falso problema che se lo pongono quelli che si sentono nessuno. Così l’uomo
medio, schiacciato dalla competizione quotidiana, ha bisogno della donnetta
servizievole e adulatrice e, nonostante nel tempo la odi, non la può mandare al
diavolo in quanto serva perfetta, devota ancella di sua mezza maestà il maschio
italico. D’altro canto la donnetta media odia l’ometto medio tanto quanto lui
odia lei, ma entrambi tirano avanti facendo finta di volersi bene, chè il
modello dello sfruttamento reciproco lo conoscono bene. Un cambiamento
disintegrerebbe l’illusione, costringendoli a rendersi conto di quanto essi
calpestino la loro dignità. Di gente così ipocrita in questo paese ce ne è tantissima,
branchi di donnette-vipere sparse ovunque che, dato che non possono ribellarsi,
si sfogano sulle altre. Le umiliano in modo subdolo e spesso nascondono la loro
cattiveria attribuendola ad altre donne. Esse sono controllate dal mito della
bellezza e se qualcuna non dà troppa importanza all’esteriorità la vessano per
conformarla. Sono controllate da una morale da medioevo che non approverebbero
neanche le istituzioni religiose più rigide. Ma ciò serve a rafforzare
l’orgoglio del maschio, dell’uomo medio in cerca di rivalsa. Per questo cerca la
donna da trattare come una proprietà. Deve risarcire la sua dignità di essere
calpestato e sfruttato da un sistema che non tiene conto delle singole
individualità, siano esse maschili o femminili. Frotte di sottomessi e sottomesse
hanno l’obbligo di stordirsi con intrattenimento mediatico e non, con giochi a
premi, per trasmettere alle nuove generazioni la totale mancanza di speranza e di
coraggio, necessarie per cambiare la realtà. In questo modo nessuno si
ribellerà. Non ci saranno uomini o donne in piedi, impegnati come sono a
ragionare da dementi, a calpestarsi per sentirsi qualcuno. Il fatto è che
mettere l’orologio indietro e fermare l’emancipazione della donna dai ruoli
tradizionali è nocivo. Non lo vogliono le donne giovani e neanche gli uomini,
che potrebbero trasgredire l’onere del capo famiglia, quello che porta i soldi
a casa, quello che deve vincere sempre. La sperimentazione di nuove forme di
convivenza pacifica inizia dalla base, dalla società, come conseguenza ha lo
sbriciolamento del machismo italico che tanto piace e rassicura falsamente
uomini e donne, tentati dal potere del dominio e sottomessi essi stessi a quel
meccanismo. Lo smantellamento di una mentalità fatta di servilismo e paura,
disprezzo per le donne e per tutto ciò che è diverso è il lavoro compiuto dalla
fine dell’epoca fascista ad oggi. Non è un caso che gli intellettuali indichino
l’autoritarsmo come la causa principale della rivolta turca (Elif ShaFak in ‘La
Repubblica’, 21/6/2013). Il potere statale è contro una vera opposizione ed è
protetto dalle opinioni critiche dei singoli, invece in una democrazia si
proteggerebbe il singolo individuo dallo strapotere statale.
Manuela.
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