Uno
degli insegnamenti tratti dalla vicenda raccontata la volta precedente riguarda
il comportamento di alcune donne. Silvia, ad esempio, è una di quelle, ma ce ne
sono a mucchi, cresciute male, in un clima che le protegge e al contempo le
svaluta. Come ha potuto non accorgersi delle conseguenze di quello che ha detto
e fatto nei miei confronti se non a causa dell’indulgenza degli altri. Una
volta, non contenta delle calunnie a distanza, mi seguì nel paese dove stetti
per qualche tempo. Si portò dietro un branco di bestie per dileggiarmi, mai a
volto scoperto, lo fece sempre alle spalle. Nessuno le disse niente. Ora, pare
che qualcuno, con in dotazione dell’onestà, si stia rendendo conto di quello
che hanno combinato quei due mascalzoni. Ma c’è di più oltre al fatto che la
moglie cornuta deve essere celebrata e per convenzione ha il diritto di
dilaniare l’altra, per poi accasciarsi di fronte al marito fedifrago. Oltre a
ciò c’è da dire che a Silvia nessuno le ha mai detto nulla, né l’ha redarguita,
perché la cultura maschilista predilige la donna incapace di assumersi le proprie
responsabilità, scoraggiandola ad avere una dignità. Anche per questo la gente l’ha
protetta dalle sue azioni e come lei protegge le donne che sbraitano come
vipere con le altre, ma si inchinano di fronte al maschio e di fronte ai doveri
sociali della femmina. Contro di me ha detto delle atrocità che, per inteso non
qualificano me, ma lei, però nessuno ha avuto un moto di ribellione. Si sono
scagliati contro di me e, se questo è la ricompensa per la scelta di essere
responsabili della propria vita, capisco perché le donne non la vogliono.
Eppure ce ne sono tante che lottano come me. Giorni fa, camminando, ho sentito
una ragazza che gridava al fidanzato: ‘Io non ho due anni!’ e imprecava. Era un
grumo di rabbia. La rabbia è causata dal fatto che il rispetto non è come il
documento di identità, bisogna conquistarlo e lottare per essere riconosciuta
in quanto persona adulta, in grado di interloquire e dire ciò che pensa. È possibile
che quella ragazza si sia arrabbiata perchè non era ascoltata. La rabbia è suscitata
dalla disonestà, con cui la gente di solito liquida la questione. Fingono di
ascoltarti e con argomenti pretestuosi svicolano il punto e negano ciò che stai
chiedendo, cioè il rispetto. Quella rabbia la conosco, ma occorre
metabolizzarla per renderla produttiva. Il fatto è che, se nasci donna in
questo paese, subisci forti pressioni dalla cultura e dall’educazione a chinare
sempre la testa, a farti stupida, furba quanto basta per accaparrarti un uomo
che giustifichi l’esistenza femminile e che fa finta di credere ai sorrisi
ossequiosi solo perche vuole l’appoggino morale e materiale. Dato che io e
altre donne non siamo stupide e per giunta a me fa schifo l’ipocrisia, non
abbiamo scampo: o lottiamo tutta la vita per debellare la malafede di quelli che
si mostrano accondiscendenti se accetti le condizioni del gioco o soccombiamo
alle prepotenza di gentaglia che più che camminare striscia.
Un
altro insegnamento riguarda la flora e la fauna della società italiana. Ciò non
pretende di essere un dato scientifico, anche se dell’emersione di un ceto
sociale di cafoni vestiti bene se ne è parlato ufficialmente. Parlo di una
branco di delinquenti senza qualità, di cui Silvia e Paolo sono degli esempi
perfetti, che denigrano gli altri, in questo caso me, per avere successo e
visibilità. Non sono gli unici, come loro ce ne sono tanti (ad esempio il noto conduttore
di una nota trasmissione radiofonica tardo-pomeridiana serale) e si organizzano
come le bande criminali usando la prepotenza e l’arroganza. Sono convinti di
avere il diritto di mancarmi di rispetto, a me o ad altri allergici al
servilismo, e giustificano in questo modo le bestialità che li
contraddistinguono. Sono convinti che per soddisfare i bisogni narcisistici
possono, anzi debbono, sopraffare qualcuno. Le donne di questo branco sono le
peggiori, perché maggiormente vessate. Siccome gli viene negato lo statuto di
persona e non valgono niente, hanno bisogno di gettare fango addosso alle
altre, allo scopo di appropriarsi delle qualità che vorrebbero e non hanno il
coraggio di far emergere. D’altronde la
società premia i vincenti, i bulli, i furbetti. Noi altri, quelli che non
mordono, dal loro punto di vista saremmo fessi. Se sapessero che gran spreco di
energie e che strazio si prova ad avere a che fare con loro! O forse lo sanno e
se ne beano, almeno hanno la misera soddisfazione di aver causato disagio.
Manuela.
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